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	<title>Amalfiküste, bb furore, bb amalfi, hotel, zimmer amalfi coast, positano &#8211; La Casa del Melograno</title>
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		<title>Vietri sul mare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:56:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Subito a ridosso di Salerno, porta orientale della Divina Costiera Amalfitana, Vietri sul Mare ha avuto una storia tragica, punteggiata da invasioni e devastazioni. L’originario insediamento, chiamato...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">Subito a ridosso di <a title="Salerno itinerario" href="/salerno/">Salerno</a>, porta orientale della Divina <a title="Costiera Amalfitana itinerario" href="/costiera-amalfitana/">Costiera Amalfitana</a>, <a title="Vietri sul Mare itinerario" href="/vietri-sul-mare/">Vietri sul Mare</a> ha avuto una storia tragica, punteggiata da invasioni e devastazioni. L’originario insediamento, chiamato Marcina, venne distrutto nel 455 d.C. dalle orde barbariche vandale o, secondo un’altra versione, da violenti disordini civili. Nuovamente attaccato e più volte saccheggiato dai Longobardi nei secoli successivi, venne poi rifondata dai discendenti degli scampati ai massacri, e la nuova città venne significativamente battezzata Vetere (antico), proprio a sottolineare la continuità storica delle diverse comunità.</p>
<p>Purtroppo, di nuovo nel XVII secolo una flotta francese al comando di un principe di Savoia, attaccò e depredò la cittadina.</p>
<p>Malgrado tanti lutti, i Vietresi hanno saputo mantenere vivo l’orgoglio della propria individualità, tanto che ancor oggi, sebbene a due passi dalla ben più grande Salerno, rivendicano orgogliosamente la propria specifica identità. Da sempre meta di turisti vicini (i salernitani, che hanno scelto la spiaggia detta della Crestarella come proprio salotto balneare) e soprattutto lontani (il paese ospitò negli anni fra le due guerre una rilevante “colonia” di artisti tedeschi), <a title="Vietri sul Mare itinerario" href="/vietri-sul-mare/">Vietri</a> è oggi particolarmente rinomata per la sua produzione di ceramiche artistiche, alla quale notevole impulso dettero i citati artisti stranieri</p>
<p>(Riccardo Doelker, Irene Kowaliska, ed altri), ben supportati da famosi ceramisti come Guido Gambone.</p>
<p>Vietri presenta diverse chiese di rilevante interesse architettonico: segnaliamo in particolare la cupola maiolicata della Chiesa di S. Giovanni ed il suo campanile ottagonale; tuttavia, la vera bellezza del paesino risiede nelle case comuni, tutte più o meno impreziosite da splendidi inserti in maiolica, spesso opera di artisti famosi. Una passeggiata in paese consente anche di visitare le numerose, e belle botteghe di artigiani ceramisti.</p>
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		<title>Vesuvio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:53:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Vesuvio è il vulcano più famoso della terra, l’unico attivo dell’Europa continentale ed è anche uno dei più pericolosi poiché il vasto territorio che si estende...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">Il <a title="Vesuvio itinerario" href="/vesuvio/">Vesuvio</a> è il vulcano più famoso della terra, l’unico attivo dell’Europa continentale ed è anche uno dei più pericolosi poiché il vasto territorio che si estende alle sue pendici ha visto la costruzione di case fino a 700 metri di altura. E’ un tipico esempio di vulcano a recinto costituito da un cono esterno tronco, Monte Somma (1133 metri), con cinta craterica in gran parte demolita entro la quale si trova un cono più piccolo rappresentato dal Vesuvio (1281 metri), separati da un avvallamento denominato Valle del Gigante, parte dell’antica caldera, dove in seguito, presumibilmente durante l’eruzione del 79 d.C., si formò il Gran Cono o Vesuvio. La Valle del Gigante è suddivisa a sua volta in Atrio del Cavallo ad ovest e Valle dell’Inferno ad est. Il recinto del Somma è ben conservato per tutta la sua parte settentrionale, infatti è stato nei tempi storici meno esposto alla furia devastatrice del vulcano, perché riparato dall’altezza della parete interna che ha impedito il deflusso di lave sulle sue pendici. I pendii, variamente degradanti, sono solcati da profondi valloni radiali prodotti dall’erosione delle acque meteoriche. Le sue pareti dalla parte del cono si presentano a picco. Tutta la sezione è poi disseminata di spuntoni e dicchi di roccia vulcanica scura. Il vecchio orlo craterico è un susseguirsi di cime dette cognoli. Mentre l’altezza del Somma ed il suo profilo si sono conservati uguali nei secoli, l’altezza ed il profilo del Vesuvio hanno subito variazioni notevoli, a causa delle successive eruzioni, con innalzamenti ed abbassamenti. Il Vesuvio è un caratteristico vulcano poligenico e misto, ossia costituito da lave di composizione chimica diversa (ad esempio trachiti, tefriti, leucititi) e formato sia da colate di lava sia da depositi piroclastici. Tutte le zone alle pendici della montagna sono da considerarsi formate da terreni trasportati da lave di fango che scendono dagli scoscesi pendii nelle stagioni piovose attraverso profondi e stretti valloni detti alvei o più comunemente lagni. Gli alti argini sono formati da cumuli di scorie laviche, che precipitati allo stato incandescente e dilagati verso le basse pendici, si rivelano ora a causa del loro materiale fertile, ricco di silicio e potassio, preziosi per la vegetazione. Nelle giornate più fredde la condensazione dei vapori rende visibili le fumarole presenti in numerosi punti della parete interna del cratere. Proseguendo lungo il bordo del cratere, guardando verso il mare si coglie l’intera estensione della parte meridionale del vulcano e, in giornate con buona visibilità, tutto il Golfo di <a title="Napoli itinerario" href="/napoli/">Napoli</a> dalla Penisola Sorrentina e <a title="Capri itinerario" href="/capri/">Capri</a> fino a Capo Miseno, Procida e <a title="Ischia itinerario" href="/ischia/">Ischia</a>. E’ inevitabile notare anche la sconsiderata espansione urbanistica che risale lungo le pendici del vulcano.</p>
<p>Le eruzioni</p>
<p>L’eruzione del 79 d.C.</p>
<p>L’eruzione iniziò il 24 agosto del 79 d.C. verso mezzogiorno. La prima fase eruttiva fu caratterizzata da forti esplosioni freatomagmatiche. Dopo questa fase, esplosioni magmatiche si susseguirono fino al mattino del giorno seguente, alimentando una colonna costituita prevalentemente da gas, pomici e ceneri che si innalzò fino a 30 chilometri. La parte alta della colonna si espanse, assumendo la forma della chioma di un pino, e fu spinta dai venti verso sud-est. Le particelle in essa contenute caddero al suolo, formando uno spesso strato di pomici che a <a title="Pompei itinerario" href="/pompei/">Pompei</a> e Oplonti raggiunse 2-3 m. di spessore. Parziali collassi della colonna eruttiva generarono flussi piroclastici che scorsero ad alta velocità lungo i fianchi del vulcano, raggiunsero e distrussero <a title="Ercolano itinerario" href="/ercolano/">Ercolano</a>. La città di Pompei, molto più lontana, non venne raggiunta e la maggior parte dei suoi abitanti sopravvisse. Durante le ultime ore della notte l’intensità dell’attività eruttiva diminuì.<br />
Alle prime ore del mattino dl 25 agosto, un’esplosione freatomagmatica generò flussi piroclastici, turbolenti – i terribili “base-surge” – che, viaggiando alla velocità di un uragano, scesero lungo le pendici del vulcano, devastarono le aree circostanti fino a distanze di 15 chilometri e causarono numerose vittime anche tra gli abitanti di Pompei che erano sopravvissuti alla prima fase dell’eruzione. Nel corso della giornata la esplosioni diminuirono d’intensità e, in serata cessarono del tutto, lasciando una grossa coltre di ceneri e pomici su un’area vastissima. Le abbondanti piogge, provocate anche dall’immissione nell’atmosfera di enormi quantità di vapore e di particelle fini, mobilizzarono questo materiale, formando dense colate di fango che discesero dai fianchi del vulcano e dei rilievi appenninici lungo le valli, devastando ulteriormente il territorio dell’area vesuviana.</p>
<p>L’eruzione del 1631</p>
<p>L’eruzione del 1631 è stata la più violenta e distruttiva della storia del Vesuvio nell’ultimo millennio. Dopo un lungo periodo di quiescenza, circa 5 secoli, preceduto da una serie di fenomeni precursori, quali terremoti e sollevamenti del suolo, il vulcano si risvegliò causando la morte di circa 6.000 persone e la devastazione di un’area di quasi 500 Km.2<br />
L’eruzione iniziò alle 7 del mattino del 16 dicembre, con la formazione di una colonna eruttiva di circa 15 Km., da cui cominciarono a cadere pomici e ceneri nell’area a est del Vesuvio. Alle 10 del mattino del 17 dicembre, dal cratere centrale si generarono flussi piroclastici, nubi di gas cariche di frammenti di magma che, scorrendo a grande velocità lungo i fianchi occidentale e meridionale del vulcano, distrussero tutto ciò che incontrarono nel loro cammino. Nella notte tra il 16 e il 17, e nel pomeriggio del 17, le abbondanti piogge mobilizzarono la copertura di ceneri incoerenti causando la formazione di colate di fango. Le colate scesero sia dai fianchi del vulcano, sia dalle pendici dei contrafforti appenninici a nord e nord-est.<br />
La fase parossistica dell’eruzione durò tre giorni, suscitando un enorme panico tra la popolazione. Vi furono per le strade di Napoli confessioni pubbliche di peccati, accompagnate da straordinarie manifestazioni di penitenza, e furono organizzate processioni con la statua e il sangue di S. Gennaro, affinché il patrono placasse quella collera divina di cui l’esplosione del Vesuvio sembrava l’indubitabile segno.<br />
Il conte di Monterrey, viceré di Napoli dal gennaio di quell’anno, inviò alcune navi a raccogliere i sopravvissuti di Torre del Greco e Torre Annunziata. Dopo qualche mese, profondamente turbato dall’evento, fece apporre a Portici una lapide che esorta i posteri a non dimenticare la natura della montagna, e a riconoscere prontamente i precursori di un’eruzione vulcanica.</p>
<p>L’eruzione del 1944</p>
<p>Il 18 marzo del 1944, durante l’occupazione delle truppe alleate, iniziò l’ultima eruzione del Vesuvio, che concluse un periodo di attività cominciato nel 1914, durante il quale si erano verificate soltanto modeste eruzioni dal cratere centrale.<br />
Tra il 1914 e il 1944, le lave e le scorie prodotte dal vulcano avevano riempito il cratere, largo 720 m. e profondo 600 m., che si era formato durante la precedente eruzione del 1906.<br />
Un conetto di scorie emergeva dal cratere.<br />
13-17 marzo<br />
Il conetto di scorie comincia a franare e l’attività sismica diviene più intensa. Si forma e subito collassa un nuovo cono di scorie.<br />
18 marzo<br />
L’eruzione inizia nel pomeriggio con lanci di scorie. Alle 16.30 una colata lavica tracima dalla parte settentrionale del cratere e raggiunge la Valle dell’Inferno alle 22.30. Quasi contemporaneamente un’altra colata trabocca dalla parte meridionale del cratere. Alle 23 si ha anche una fuoriuscita di lava dalla parte occidentale del cratere: la colata costeggia il binario della funicolare e interrompe la ferrovia.<br />
19 marzo<br />
Alle 11 la lava si riversa lungo il Fosso della Vetrana.<br />
20 marzo<br />
Tra il pomeriggio e la notte, nuove colate tracimano dalla parte settentrionale del cratere. Tutta l’attività effusiva è accompagnata da tremore sismico con ampiezza crescente fino a metà della giornata.<br />
21 marzo<br />
La colata meridionale si arresta a una quota di circa 300 m. sul livello del mare. Nella notte, la colata settentrionale raggiunge S. Sebastiano e Massa di Somma e si divide in due rami che avanzano in direzione di Cercola, da cui in serata distano circa 1,5 km. S. Sebastiano e Massa di Somma vengono evacuati e i 10.000 abitanti trasferiti a Portici. Intorno alle 17, iniziano a formarsi spettacolari fontane di lava, l’ultima delle quali dura circa 5 ore e raggiunge un’altezza di quasi 1.000 m. Frammenti di lava e ceneri spostati dai venti in quota, si depositano sulle aree sud-orientali del vulcano, tra Angri e Pagani. I frammenti più piccoli raggiungono distanze di oltre 200 km. verso sud-est. Scorie fino a un chilogrammo di peso raggiungono l’abitato di Poggiomarino, a circa 11 km. dal cratere. Grandi quantità di scorie ancora calde si accumulano sui fianchi del Gran Cono. Continua il tremore sismico, con massimi di ampiezza in coincidenza con l’emissione delle fontane di lava.<br />
22 marzo<br />
Verso le 13 l’eruzione raggiunge la massima intensità. Una colonna di gas e cenere sale fino a un’altezza di circa 6 km. La parte alta della colonna viene spinta dal vento verso sud-est, cenere e scorie cadono sui versanti sud-orientali del vulcano. Parziali collassi della colonna eruttiva formano piccoli flussi piroclastici che scorrono lungo i fianchi del cono. Un intenso tremore sismico accompagna tutta questa fase, durante la quale il cratere si allarga progressivamente.<br />
23 marzo<br />
Una serie di esplosioni sono causate dall’ingresso di acqua nel condotto vulcanico e si verificano sciami di terremoti. Le esplosioni generano colonne di cenere, che vengono spinte dal vento verso sud-ovest, e piccoli flussi piroclastici scorrono lungo i fianchi del cono.<br />
29 marzo<br />
L’eruzione termina. La morfologia dell’area sommitale del cono risulta profondamente modificata con una nuova grande depressione craterica, la stessa visibile oggi.<br />
L’eruzione del ‘ 44, benché di energia moderata, causò la morte di alcune decine di persone per il crollo dei tetti e determinò gravi danni a S. Sebastiano e Massa di Somma.</p>
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		<title>Sorrento</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:51:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Una terra protesa nel mediterraneo, dipinta, descritta e cantata in ogni tempo da artisti, poeti e grandi viaggiatori. Coste frastagliate e inaccessibili si alternano a spiagge amene...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">Una terra protesa nel mediterraneo, dipinta, descritta e cantata in ogni tempo da artisti, poeti e grandi viaggiatori. Coste frastagliate e inaccessibili si alternano a spiagge amene e dolcissime; cale protette a grotte e baie d’incanto. E all’interno pianori, alte e basse colline si alternano a profondi valloni e maestose montagne, dando vita ad un paesaggio unico al mondo, dove grandiosa è stata l’opera dell’uomo, che ha sistemato le zone piu’ impervie trasformandole nelle famose terrazze, gradoni di terra degradanti verso il mare, sui quali ha coltivato aranci, limoni, ulivi e viti. Sono i giardini di delizia dai quali in primavera esala un profumo inebriante di zagara. Il clima mite ed asciutto durante quasi tutto l’anno fa della penisola sorrentina la meta ideale di ogni stagione.</p>
<p>Giungendovi via terra vi accoglierà Vico Equense che appare col suo castello Giusso e che, con il suo austero Monte Faito (1400 mt.) vi permette di passare dal mare alla montagna in pochi minuti. E poi Meta di <a title="Sorrento itinerario" href="/sorrento/">Sorrento</a> segreta, i cui antichi casali e le cui spiagge assolate sono tutte da scoprire, Piano di Sorrento cittadina vivace che miscela con maestria la propria identità marittima a quella rurale e a quella di attivo centro commerciale della penisola; la sua bassa collina è attraversata da stradine strette,costeggiate da alti muri che chiudono antichi agrumeti. E ancora Sant’Agnello, la cui affacciata sul mare, a picco su un costone tufaceo, ha incantato la casa reale dei Borbone e i principi di tutta Europa, che qui hanno costruito ville da favola. E, affacciata sul mare e contornata dalle sue colline, appare Sorrento, cittadina internazionale, con il suo centro antico, le sue marine, i suoi giardini d’agrumi; e infine si giunge all’amenissima Massa Lubrense, estremo lembo della Penisola, adagiata dinanzi a <a title="Capri itinerario" href="/capri/">Capri</a>, un’oasi naturale con innumerevoli percorsi pedonali tra antichi casali, aree archeologiche, macchia mediterranea e panorami indescrivibili sul mare e spiagge d’incanto. Questa terra è stata abitata e amata dall’uomo fin dall’antichità: i greci ne sono stati così affascinati da immaginare che in questi mari vivessero le sirene, al cui canto era impossibile sottrarsi; al mito non hanno resistito i romani, che ne hanno perpetuato la fama delle mille bellezze e infinite risorse naturali. Vi hanno hanno tracciato una strada che la penetra fino all’estrema Punta Campanella e sul mare hanno costruito approdi, pescherie, ninfei e vasche termali per magnificare le loro ville sontuose, come quella di Pollio Felice, i cui resti ne testimoniano l’imponenza. E durante il medioevo e l’età moderna la popolazione, forte di uno spirito di scambio culturale, non ha temuto i saraceni e non è mai arretrata dal mare, continuando ad abitare nelle bellissime marine: Marina di Aequa, Marina Grande, Marina della Lobra. E gli spagnoli che l’anno governata per tutta l’età moderna l’hanno amata per l’abbondanza di frutta, di pesci e di uccelli, di carni e di formaggi. E dopo di loro nel Settecento, la Penisola Sorrentina è stata riscoperta dal grand tour. Gli intellettuali di tutta Europa, come nietzsche e Ibsen, vi hanno trovato alimento spirituale e culturale inaugurando quel gusto del vivere in villa, che ha reso la Penisola Sorrentina meta ambita di un turismo esclusivo. In un clima ordinato e sicuro, ciascuno trascorrerà la sua vacanza ideale: potrà scegliere tra natura e silenzio, salute e cultura, bagni di mare, cure termali nelle acque dello scrajo, gite in barca, passeggiate naturalistiche, escursioni su siti archeologici delle necropoli di Aequa e del Deserto e visite ai musei (Museo Mineralogico, Museo Correale, Museo di Villa Fondi), ai centri storici con i loro monasteri e chiostri, come quello di San Francesco in Sorrento, e gli antichi casali con le loro chiese affrescate, come la Cappella di Santa Lucia di Vico Equense, ma anche sport e manifestazioni musicali e cinematografiche di risonanza internazionale, spettacoli teatrali, locali notturni e bar. Qui è festa tutto l’anno: le milletradizioni culturali locali trovano espressione su un calendario fitto di appuntamenti: dal carnevale alle famosissime processioni pasquali che attraversano tutta la Penisola, alle mille sagre estive e autunnali di prodotti tipici e allietate dalla tarantella sorrentina, antica danza folkloristica, alle ricche manifestazioni natalizie. E ancora l’artigianato, la cui espressione piu’ nota è l’intarsio in legno, ma che vanta anche una produzione cantieristica di barche contese su tutti i mercati. Per finire ai tanti liquori distillati dai prodotti locali: limoni, mandarini arance, noci.</p>
<p>Alcune delle chiese della Costiera Sorrentina… (clicca per ingrandire le foto)</p>
<p>San Marco in Seiano San Ciro in Vico Equense</p>
<p>Chiesa e convento di San Francesco in Vico S. Maria delle Grazie in Vico Equense Equense</p>
<p>L’artigianato</p>
<p>Nelle botteghe artigianali è possibile</p>
<p>effettuare un esclusivo shopping tra</p>
<p>ceramiche, oggettistica, capi di abbigliamento,</p>
<p>calzature, e perfino conserve alimentari.</p>
<p>Di particolare pregio so i lavori in legno e i cesti.</p>
<p>La gastronomia</p>
<p>Vico Equense è zona di produzione del vino DOC “Penisola Sorrentina”, un rosso e un bianco asciutti e corposi che ben si accompagnano alla cucina locale, mentre la varietà “rosso frizzante naturale” è indicata per dessert.</p>
<p>Oltre ai primi piatti di pasta, gnocchi, lasagne e cannelloni, si segnalano la “cianfotta”, la parmigiana di melenzane col cioccolato, la minestra “maritata”, la pizza di scarola. Sapida è la cucina marinara, ottime le carni alla brace, particolari i tipici latticini (“treccia, caciocavallo, scamorza, provola, caciotta ovina, ricotta di fuscella), Molto ricca e apprezzata la produzione di ortaggi e frutta. Citazione doveroso per l’olio extravergine di oliva, il nocino e il liquore di agrumi.</p>
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		<title>Salerno</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:49:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Salerno, città della regione Campania, capoluogo di una delle più vaste province d’Italia, conta 150.000 abitanti residenti. E’ situata nell’omonimo Golfo, immediatamente a ridosso della costa amalfitana...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari"><a title="Salerno itinerario" href="/salerno/">Salerno</a>, città della regione Campania, capoluogo di una delle più vaste province d’Italia, conta 150.000 abitanti residenti.<br />
E’ situata nell’omonimo Golfo, immediatamente a ridosso della costa amalfitana e degli importanti scavi archeologici di <a title="Paestum itinerario" href="/paestum/">Paestum</a> (a sud-est) e <a title="Pompei itinerario" href="/pompei/">Pompei</a> (a nord-ovest, in direzione <a title="Napoli itinerario" href="/napoli/">Napoli</a>).<br />
L’economia cittadina si basa sul settore terziario (commercio e servizi connessi all’importante porto commerciale), secondariamente sull’industria e sul turismo.</p>
<p>Il tessuto imprenditoriale e produttivo è basato sulla presenza di numerose piccole e medie imprese, con un forte polo informatico e numerose attività nel settore agroalimentare e nel terziario avanzato.<br />
La città è ricca di vestigia storiche e culturali specie dell’età longobarda e normanna, tra le quali va menzionata la splendida cattedrale dove riposano i resti di S. Gregorio Magno.</p>
<p>Il centro storico della città, che si estende su di una superficie di circa 40 ettari, è uno dei più interessanti, sotto il profilo artistico, architetturale e culturale, dell’intera Italia meridionale.<br />
Salerno è sede di una grande università, con tutte le facoltà umanistiche e molte facoltà scientifiche, tra cui il corso di laurea, di recente costituzione, in Scienza delle Comunicazioni.<br />
L’Università di Salerno, dopo quella di Napoli, è la seconda di tutto il Mezzogiorno d’Italia, raccoglie circa 40.000 studenti.</p>
<p>La città è ben collegata con il resto del Paese e con l’Europa: l’autostrada Napoli/Salerno e Salerno/Reggio Calabria; il raccordo Salerno/Avellino/<a title="Caserta itinerario" href="/caserta/">Caserta</a> collegato con Napoli, Foggia e Bari; la ferrovia collegata sulla direttrice Napoli-Roma, Salerno-Reggio Calabria, Salerno-Potenza-Taranto; i servizi di autolinee con una fitta rete di collegamenti su tutto il territorio regionale; l’aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino dal quale esistono voli quotidiani per le maggiori città europee; i collegamenti marittimi via aliscafo e traghetto con le principali località costiere e con le isole della Campania.</p>
<p>Sul piano culturale la città è ricca di occasioni ed iniziative. Il Teatro Municipale G. Verdi, opera della seconda metà dell’800, ospita una stagione concertistica e teatrale di rilievo nazionale. L’annuale appuntamento dell’ultimo fine settimana di maggio costituisce l’annuale appuntamento con la manifestazione “Salerno Porte Aperte” che prevede l’apertura di tutti i monumenti cittadini con momenti di animazione culturale e spettacolare.<br />
L’estate spettacolare salernitana, da giugno a settembre, offre inoltre prestigiosi appuntamenti con la musica, la danza ed il teatro proposti in attrezzate strutture mobili realizzate per l’occasione.</p>
<p>I numerosissimi locali notturni del Centro Storico propongono quotidianamente musica e gastronomia di tradizione e mobilitano un folto pubblico giovanile che affolla le strade del centro antico fino a tarda notte.</p>
<p>Il lungomare per alcuni chilometri, rappresenta una suggestiva passeggiata proprio al centro della città, affollato da un inesauribile via vai e numerosissimi bar, esso collega il porto turistico, stazione di collegamenti via mare, con il centro commerciale immediatamente a ridosso della cortina di palazzi che lo separano dal mare.</p>
<p>La suggestiva area antica della città, sovrastata dall’incombente castello di Arechi collocato alla sommità del Monte Bonadies, è ricca di monumenti, musei, esercizi commerciali, ristoranti, enoteche, attività artigianali.</p>
<p>La festa patronale in onore di S.Matteo si tiene ogni 21 settembre con una processione che gravita in tutto il centro storico. Il programma delle celebrazioni religiose è tradizionalmente affiancato dai festeggiamenti civili articolati in almeno tre giorni e che prevedono sempre una serata conclusiva in piazza con un importante concerto di musica leggera e fuochi pirotecnici sul mare.</p>
<p>Da circa cinquanta anni nei venerdì di marzo si tiene la tradizionale fiera del Crocifisso, la cui tradizione è legata ad una antichissima leggenda, raccoglie centinaia di venditori da tutta la provincia, si vendono prodotti dell’abbigliamento, per la casa, animali domestici e alimentari.</p>
<p>La Storia<br />
Le origini della città ci riportano ad una colonia romana del 197 a.C., ma reperti e testimonianze fanno risalire la nascita a diversi secoli prima.<br />
Tra il V e il VI sec. d.C. fu dominata dai barbari, bizantini e, successivamente, terra di conquista dei Longobardi che la incorporarono inizialmente nel Ducato di Benevento, poi ne fecero un Principato. A partire da tale periodo fu un fiorente centro economico e culturale e, durante la successiva dominazione normanna, divenne centro di attività ancor più ricche e significative.<br />
Roberto il Guiscardo fece costruire fortificazioni, costruzioni e monumenti, tra i quali l’attuale Duomo. In questi secoli, sotto la rigorosa corporazione dei medici laici, la Scuola Medica Salernitana raggiunse quella fama che le meritò il titolo di istituzione medica più antica dell’Occidente europeo.<br />
Durante il periodo angioino (fine XIII-XIV sec.) e nel corso dell’infeudazione ai principi Sanseverino, Salerno visse nuovi anni di rinnovato splendore sociale ed economico. Aragonesi e Spagnoli si alternarono alla guida di Salerno fin dal XV secolo, contribuendo alla decadenza della città. Una lenta e faticosa rinascita si ebbe solo nel XVIII secolo. Nel 1799 Salerno aderì alla Repubblica Partenopea e nel breve periodo in cui Gioacchino Murat fu re di Napoli, anche Salerno e la sua provincia si avvantaggiarono dei provvedimenti e delle opere decisi dal sovrano per lo sviluppo delle comunità meridionali.</p>
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		<title>Ravello</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:48:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari"><a title="Ravello itinerario" href="/ravello/">Ravello</a> adagiata sul contrafforte che divide la valle del Dragone da quella del Reginna, domina dall’alto con i suoi 350 metri d’altezza dal livello del mare, i paesi sottostanti di <a title="Minori itinerario" href="/minori/">Minori</a> e <a title="maiori itinerario" href="/maiori/">Maiori</a>. Ravello, tra le gemme più preziose della <a title="Costiera Amalfitana itinerario" href="/costiera-amalfitana/">Costiera Amalfitana</a>, rappresenta un contesto dove effetti atmosferici, luministici e spaziali determinano una visione intensa, unica, dal carattere sublime. Ne avvertì l’arcana magia e ne immortalò il ricordo Giovanni Boccaccio nel suo “Decamerone”. Nel 1819 il grande pittore inglese William Turner soggiornò in Italia, spingendosi fino a Ravello. Gli schizzi che eseguì della Costiera Amalfitana sono oggi esposti alla Tate Gallery di Londra. Famosa per la sua atmosfera di grande tranquillità e da un profondo fascino che ogni angolo di questa cittadina emana, la sua immagine è legata altresì alle sue ville le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.</p>
<p>Sulla destra del Duomo (situato nel centro) una torre quadrata segnala l’ingresso alla VILLA RUFOLO, complesso di costruzioni risalenti alla seconda metà del Duecento, edificata da quella che era la più ricca famiglia della cittadina, quella del mercante Landolfo Rufolo. La vicenda della Villa Rufolo è legata nei secoli ai suoi proprietari: i Confalone che la comprarono dai Rufolo, i Muscettola e i D’Afflitto, che a loro volta la vendettero nel 1851 allo scozzese Francis Neville Reid, che fece in parte ristrutturare il palazzo da Michele Ruggiero, divenuto poi direttore degli Scavi di <a title="Pompei itinerario" href="/pompei/">Pompei</a>. Passato alla famiglia Lacaita è stato nel 1975 rilevato dall’Ente Provinciale per il Turismo di <a title="Salerno itinerario" href="/salerno/">Salerno</a>.</p>
<p>Dal vestibolo della torre d’ingresso,decorato di archetti intrecciati alle pareti e nelle volta ed avente agli angoli quattro grosse statue simboleggianti la Carità e l’Ospitalità “virtù assiduamente praticate dai Rufolo”, attraverso un viale alberato si giunge al palazzo a tre piani. A sinistra è la Torre maggiore, alta circa trenta metri; a destra è il cortile, a pianta quadrata, simile ad un chiostrino. Attraverso il viale si perviene alla terrazza di Riccardo Wagner, così detta perché qui, il 26 Maggio 1880, la “musicalità di luci e di colori” ispirò al Maestro il quadro scenico del giardino di Klingsor, secondo atto del dramma musicale del Parsifal. Il panorama vertiginoso fa ora da sfondo, ogni estate, al festival wagneriano, tradizionale appuntamento per gli appassionati di musica.</p>
<p>L’altra villa panoramica di Ravello è VILLA CIMBRONE che da semplice fondo rustico appartenuto all’antica e nobile famiglia ravellese dei Fusco, venne acquistato prima da un tale Amici di <a title="Atrani itinerario" href="/atrani/">Atrani</a> e successivamente nel 1904 da Ernest William Beckett che, con maestranze locali in quindici anni trasformò quel “fondo rustico” in una villa dove si intrecciano “pezzi antichi e moderni”. Il gentiluomo inglese, malato di depressione, dopo aver girato il mondo decise di stabilire la sua dimora proprio in questo luogo , dove era riuscito a guarire.</p>
<p>A sinistra si trova un cortile: artistica imitazione del Chiostro di S.Francesco, illeggiadrito da bifore e da archi sviluppantisi da colonne. Una porta a sinistra immette nella così detta “cripta” – “una terrazza aperta verso il mare”. A destra è una torre di difesa, quadrata e merlata a quattro piani incorporata al “castello”, tutto decorato e d’imitazione a Villa Rufolo. Attraverso un sentiero si giunge al belvedere, dove si ammira una statua bronzea di Mercurio, e poi alla grotta di Eva e al tempio di Bacco in cui sono custodite le ceneri di lord Beckett. Dal Belvedere si può godere uno dei più suggestivi panorami del mondo. “Il più bello!” come ebbe a dire il famoso scrittore Gore Vidal, da anni residente a Ravello.</p>
<p>Da visitare:</p>
<p>-DUOMO: IX secolo. La porta bronzea del Duomo, eseguita nel 1179 a Costantinopoli e “portata a destinazione via mare” come quelle della cattedrale di <a title="Amalfi" href="../amalfi">Amalfi</a>, del S.Salvatore Atrani e della cattedrale di Salerno, è divisa in 54 riquadri rappresentanti Santi, Storie della Passione, leoni e grifi.</p>
<p>-CHIESA DI S.MARIA A GRADILLO: XII secolo. In questa Chiesa “prendeva solennemente possesso il Capitano generale dell’intero Ducato Amalfitano” ed i nobili di Ravello “si riunivano per discutere le cose pubbliche”.</p>
<p>-MUSEO DEL CORALLO: Fondato nel 1986 raccoglie manufatti in corallo, cammei, madreperle incise e conchiglie, dall’epoca romana al secolo scorso.</p>
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		<title>Praiano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:46:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari"><a title="Praiano" href="/praiano/">Praiano</a> si stende a mezzacosta, parallela al mare, per un buon tratto di strada, a monte e a valle della statale. Case sparse, che a tratti si raggruppano, per tornare poi a sparpagliarsi nel verde. Ogni tanto, una scalinatella più o meno larga serpeggia tra le case per scendere giù fino alla costa impervia ed alta, tra terrazze di limoni e fiorita macchia mediterranea.</p>
<p>Qua e là, una caletta, una piccola spiaggia, un angolo di paradiso. Come per esempio la marina di Praia, l’unico vero approdo di questo aspro tratto di costa a cavallo di Capo Sottile.</p>
<p>Paese contadino e dal nobile passato, Praiano: fu sede di un’università angioina, residenza estiva dei dogi amalfitani, perfino luogo di produzione di sete pregiate. Tutto questo portò benessere e sviluppo economico, che tuttavia non poté compiersi del tutto a causa della preponderanza della vicina <a title="Amalfi" href="../amalfi">Amalfi</a>. Non diversamente dagli altri paesi della Costa di <a title="Amalfi" href="../amalfi">Amalfi</a>, poi, Praiano condivise il declino della potente Repubblica marinara, fino a conoscere l’amara povertà dei secoli scorsi e dell’inizio del Novecento.</p>
<p>Arrivò poi, il turismo, dapprima quello dei grandi viaggiatori, poi quello delle persone comuni, italiane e straniere.</p>
<p>Il night club “l’africana”, di Praiano, cui si accede da un sentiero scavato nella roccia a picco sul mare è stato sede di un ritrovo cult degli anni Cinquanta e Sessanta. Ed è ancora molto vivo il ricordo delle scatenate notti di ballerini e cantanti, degli amori fugaci e appassionati di attrici e latin lover..</p>
<p>Delle passate ricchezze, invece, non sopravvive che qualche cupola maiolicata di piccole chiese, qui più interessanti e meglio decorate che in altri paesi della <a title="Costiera Amalfitana itinerario" href="/costiera-amalfitana/">Costiera Amalfitana</a> e <a title="Positano itinerario" href="/positano/">Positano</a>, (fatta eccezione, naturalmente, per il monumentale Duomo di <a title="Amalfi" href="../amalfi">Amalfi</a>). Segnaliamo tra le altre la chiesa di S. Luca Evangelista, che secondo la tradizione conserva le spoglie del Santo omonimo, ed ospita diversi dipinti dell’artista cinquecentesco Giovanni Bernardo Lama, e la chiesa di S. Gennaro.</p>
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		<title>Positano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:44:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.lacasadelmelograno.com/de/positano/">Positano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.lacasadelmelograno.com/de">Amalfiküste, bb furore, bb amalfi, hotel, zimmer amalfi coast, positano - La Casa del Melograno</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">Le alterne vicende storiche si leggono lungo le facciate delle case. <a title="Positano itinerario" href="/positano/">Positano</a> ebbe un periodo di grande fortuna dal IX all’XI secolo, durante la Repubblica Marinara di <a title="Amalfi" href="../amalfi">Amalfi</a> che sancì la prima raccolta di leggi marittime che si conosca e che rivaleggiò, in potenza e ricchezza, con Venezia, come uno dei centri commerciali più importanti nel mondo. Il borgo, dedito fino ad allora alla pesca ed all’agricoltura, attrezzò veloci imbarcazioni per raggiungere l’Oriente, con il quale intrecciò fitti rapporti mercantili, esportando legname, corallo, frutta ed importando spezie, pietre preziose e tappeti. Si dovrà poi, dopo il periodo un po’ oscuro della dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese, arrivare al settecento e poi ai Borboni, perché ricomincino i traffici marittimi e Positano, “la montagna d’oro”, conquisti il primato commerciale nel Regno delle Due Sicilie. Funzionavano inoltre a pieno ritmo “le carcare” per l’estrazione della calce, si produceva il carbone vegetale e l’acqua alimentava numerosi mulini, visibili tutt’oggi tra le rocce, che rimasero in funzione fino alla fine del secolo scorso Si racconta che l’Imperatore Tiberio, residente a <a title="Capri itinerario" href="/capri/">Capri</a>, rifornisse le sue dispense esclusivamente con la farina di Positano. Una piazza e una stradina, Via dei Mulini, ricordano le antiche costruzioni. Seguendo l’andamento di questa via, verso il mare, ti vengono incontro, lungo tutto il percorso, una serie infinita di botteghe che, con abiti, costumi, enormi foulards, riempiono di colore i muri delle case. Sono il frutto del lavoro di esperti artigiani, che fantasticano da molti decenni con la stoffa, con la memoria antica di quando, come tinture, si usavano le cortecce e i fiori di granato e si confezionavano montagne di canovacci</p>
<p>La moda di Positano ha una lunga tradizione di inventiva e di abilità, la stessa che fa nascere dal cuoio multicolori calzature. Basta sedersi su un muretto di pietra e attendere che l’artigiano intrecci le strisce di pelle davanti ai vostri occhi: su misura, in pochi istanti. Nel zigzag tra un negozio e l’altro, una sosta merita Palazzo Murat: edificio settecentesco, con un giardino in cui convivono fiori e piante di ogni specie, è sede di una stagione estiva di concerti Lungo il cammino si è avvolti dal profumo delle zagare e dei rampicanti, come se per tutto l’anno si perpetuasse un antico rito legato alla festa dell’Ascensione. Oggi come ieri, uomini e donne raccolgono rose, malvarose, ginestre, erba cedrina, in grandi bacili d’acqua, lasciandoli all’aperto tutta la notte, perché vengano benedetti dal Signore che ascende al cielo. Il mattino seguente ci si farà il bagno nell’infuso profumato, Per purificarsi. Domina la Piazza dedicata a Flavio Gioia, che la tradizione vuole inventore della bussola e nativo di questa terra, la Chiesa di S. Maria Assunta. Sorse sui ruderi di una villa romana del I secolo d. C., distrutta nel 79 d. C., in seguito all’eruzione del <a title="Vesuvio itinerario" href="/vesuvio/">Vesuvio</a> che seppellì di lava e lapilli <a title="Pompei itinerario" href="/pompei/">Pompei</a> ed <a title="Ercolano itinerario" href="/ercolano/">Ercolano</a>. L’attuale Parrocchiale, che custodisce la tavola bizantina della Madonna con Bambino venerata dai positanesi, risale al ‘700, mentre, in epoca anteriore al X sec., in quello stesso luogo sorgeva l’Abbazia di S. Maria e S. Vito, monastero tra i più antichi della <a title="Costiera Amalfitana itinerario" href="/costiera-amalfitana/">Costiera Amalfitana</a>. Il richiamo del mare è ora forte e vicino: appena dopo la curva di un vicoletto, si apre lo spazio di Via Marina, ai piedi di un’ampia e soleggiata scalinata di accesso.</p>
<p>La Marina Grande di Positano. la spiaggia di ciottoli, i caffè all’aperto segnano il tempo dell’indugio e della sosta. Guardando in alto, tra le case a strapiombo, si moltiplicano i piccoli poderi: le vigne che regalano il vino profumato, i limoneti, gli aranceti, gli ulivi, gli orti nati dalla perseveranza di chi ha trasportato la terra là dove non c’era che roccia. La cucina di questo tratto di costa vive da sempre di felici elaborazioni dei prodotti della campagna: pasta con le zucchine, i “friarelli” broccoli di rapa, le parmigiane di melanzane, i peperoni imbottiti, della freschezza dei latticini adagiati sulle foglie di limone, dei totani catturati alla luce delle lampare insieme con i crostacei, i frutti di mare e i pesci che animano quotidianamente le reti dei pescatori. Si possono percorrere all’infinito le viuzze e le scalinate che ti portano verso la spiaggia o la montagna, perché, in tutte le stagioni, la luce del mare, la gente che incontri, i colori della terra, hanno sempre il sapore di una scoperta Sul tetto della torre costiera Trasita, così denominata perché vi avveniva il passaggio delle quaglie e degli altri uccelli migratori, mattonelle di maiolica azzurro cupo compongono una rosa dei venti, padroni di questo golfo. Per proteggere Positano da incursioni di imbarcazioni nemiche, Pedro di Toledo, viceré di <a title="Napoli itinerario" href="/napoli/">Napoli</a>, a metà del ‘500, fece costruire delle torri difensive. Quella in contrada Fornillo domina su un’ampia lingua di spiaggia, unita alla Marina Grande da un comodo sentiero alberato scavato nella roccia un’insieme di curve che sovrastano gli scogli. Prendendo a nolo una barca si possono raggiungere le numerose insenature e grotte, sparse lungo la costa: La Porta, la grotta che risale a circa quindicimila anni fa e poi le frazioni di Laurito, così denominata dalle piante di lauro. ed Arienzo, che offrono una spiaggia sulla quale approdare. Spingendosi un po’ al largo si raggi ungono le isole Li Galli (Gallo Lungo, Rotonda, Castelluccio): le mitiche dimore delle sirene Un foro azzurro di cielo, tra il calcare dei picchi montuosi che dominano Positano, è la meta da raggiungere, una volta abbandonata la statale della Costiera Amalfitana all’altezza della Chiesa Nuova, seguendo l’indicazione per Montepertuso: la montagna forata. Questa piccola frazione, a circa 350 m. sul mare, sorse probabilmente nel 915 ad opera di profughi pestani, sfuggiti ai saraceni. Era il regno incontrastato dei falconi, allevati per ordine dell’Imperatore Federico II, per le sue battute di caccia.</p>
<p>Salendo i pochi gradini che separano Piazza Cappella dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie, si è un po’ più vicini allo squarcio nella roccia, l’Arco naturale, legato ad una strana leggenda che vide fronteggiarsi il Diavolo e La Madonna. Chi riusciva a forare la montagna, avrebbe scelto il villaggio come propria dimora. Provò prima il Diavolo, ma scalfì appena il calcare, la Madonna invece, forò la roccia e lasciò che il cielo vi penetrasse. Ogni anno, il 2 luglio, una grande folla si raduna per rievocare l’avvenimento, mediante una sacra rappresentazione. Ritornando sui propri passi, a Piazza Cappella, ci si dirige lungo la strada che porta a Nocelle, borgo di un centinaio di abitanti, stretto su un costone dei Monti Lattari: il nome le deriva dall’abbondanza degli alberi di nocciole. Il sentiero che raggiunge l’abitato si percorre a piedi in circa mezz’ora da Montepertuso. Passo dopo passo, tra l’acciottolato e brevi gradini, si è avvolti dal profumo dei cespugli di rosmarino, finocchio selvatico, dal colore violento e solare delle ginestre. Ci si siede lungo il muretto di pietra, si ferma il tempo, si entra nel silenzio e l’occhio segue lo strapiombo della roccia giù verso le case di Positano, lontano verso il promontorio di Punta Campanella, i Galli, Capri. Questo ottovolante tra ombra e luce, tra il verde della montagna e il mare che inonda lo sguardo, si ripete fino a raggiungere l’abitato. Si può ammirare il tramonto del sole sul mare nella piazzetta antistante la Chiesa di S. Croce, prima di decidere il ritorno, magari tuffandosi a capofitto lungo le scalette che, tra orti, rocce e cespugli, uniscono Nocelle alla statale per Positano, all’altezza della frazione di Laurito, in località S. Pietro.</p>
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		<title>Pompei</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:42:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pompei fu fondata dagli Osci nell’ VIII secolo a.C. fu dominata dai Greci, dagli Etruschi e dai Sanniti fino a che, nell’80 a.C., divenne, definitivamente e dopo...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.lacasadelmelograno.com/de/pompei/">Pompei</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.lacasadelmelograno.com/de">Amalfiküste, bb furore, bb amalfi, hotel, zimmer amalfi coast, positano - La Casa del Melograno</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari"><a title="Pompei itinerario" href="/pompei/">Pompei</a> fu fondata dagli Osci nell’ VIII secolo a.C. fu dominata dai Greci, dagli Etruschi e dai Sanniti fino a che, nell’80 a.C., divenne, definitivamente e dopo aspre lotte, colonia romana.<br />
La vita a Pompei trascorreva tranquilla, senza avvenimenti degni di rilievo a parte l’episodio della chiusura dell’Anfiteatro per dieci anni legato ad una punizione del Senato romano a causa di una violenta rissa fra Pompeiani e Nocerini durante uno spettacolo di giochi gladiatori nel 59 d.C.<br />
Nel 62 d.C. un violento terremoto colpì la città, dopo del quale iniziarono le opere di ricostruzione fino a che il 24 agosto del 79 d.C. avvenne, se non la più grande senz’altro la più famosa catastrofe naturale che abbia colpito il mondo occidentale.</p>
<p>Nelle prime ore del pomeriggio la cima del <a title="Vesuvio itinerario" href="/vesuvio/">Vesuvio</a> si spaccò con uno spaventoso boato, mentre una nera nuvola, a guisa di pino, si innalzava dal vulcano, rovesciando a terra cenere e lapilli. Mentre <a title="Ercolano itinerario" href="/ercolano/">Ercolano</a> , la città vicina accomunata nella stessa tragica sorte, fu sommersa abbastanza velocemente da fango, lava e acqua torrentizia, Pompei ebbe una fine diversa. letali vapori solforosi penetrarono nella città per ogni dove, soffocando tutti coloro che cercavano di ripararsi dentro le case, nascondendosi nei vani più riparati, coprendosi inutilmente il volto con i mantelli e con le vesti. Chi cercava di uscire allo scoperto era ben presto colpito dai lapilli e dai massi di pomice che cadevano sempre più fitti. Dopo tre giorni il sole tornò ad illuminare una desolata landa di terra che copriva per ben sei o sette metri quella che era stata la prosperosa città di Pompei. Fra le innumerevoli vittime del disastro, è da ricordare il naturalista Plinio il Vecchio, ammiraglio della flotta a Miseno. Come iniziò l’eruzione il vecchio scienziato volle avvicinarsi al luogo del cataclisma, per portare aiuto ai fuggiaschi e per poter osservare più da vicino il fenomeno. Sbarcato con enormi difficoltà a Stabia, morì anch’egli per le esalazioni solforose.<br />
Sarebbero dovuti trascorrere ben 1700 anni perchè altri uomini riportassero alla luce quegli uomini che alla luce e alla vita erano stati così violentemente strappati.<br />
La scoperta di Pompei avvenne per caso fra il 1594 e il 1600, durante i lavori di bonifica nella valle del Sarno, quando l’architetto Domenico Fontana scavò un cunicolo nei campi dove si trovava l’Anfiteatro e si imbattè in alcune iscrizioni, senza però sospettare della città che si stendeva sotto i suoi piedi. La prima vera esplorazione, condotta con spirito scientifico, fu nel 1748 sotto il regno di Carlo di Borbone, dopo che già erano iniziati gli scavi ad Ercolano. Scavi più sistematici furono quelli condotti nel 1860 sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli, a cui si deve l’espediente di colare il gesso liquido nei vuoti rimasti sullo strato di cenere, ottenendo così le impronte di coloro che trovarono improvvisamente la morte durante l’eruzione. Ci è stato così permesso di conoscere, di vedere tutto l’orrore di questa tragedia e di renderci conto della sua rapidità. La città è piena di altri ricordi: lapidi, iscrizioni, graffiti sui muri. Tutta la vita quotidiana di Pompei, la propaganda elettorale, il conto affrettato di un oste, il messaggio d’amore di un innamorato, il tifo per un gladiatore, noi la possiamo trovare sopra un muro di pietra o sopra un pezzo di marmo. Questa città ha un che di magico e di misterioso. Il suo essere tornata alla vita, il suo mostrarsi a noi come è morta, fermata improvvisamente in un attimo qualsiasi della sua giornata, è questo l’aspetto che ce la rende non solo più bella, ma senza dubbio più umana e toccante.</p>
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		<title>Palinuro</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:40:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>l nome di Palinuro deriverebbe, secondo alcuni dallo sfortunato nocchiero di Enea che, vinto dal sonno, cadde nel mare tirandosi dietro il timone, mentre altri tragggono la...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">l nome di <a title="Palinuro itinerario" href="/palinuro/">Palinuro</a> deriverebbe, secondo alcuni dallo sfortunato nocchiero di Enea che, vinto dal sonno, cadde nel mare tirandosi dietro il timone, mentre altri tragggono la sua etimologia dal greco: Palinouros composto da due parole: palin e ouros; la seconda parola, nell’Odissea di Omero ha il significato di bufera, e in generale vuol dire «vento», mentre palin oltre alla comune accezione «di nuovo», esprime anche l’idea di «contrario», «che gira, che torna indietro».<br />
Palinuro è, in definitiva, una designazione della tempesta. In effetti anche oggi si può constatare come il vento domini spesso impetuoso a Capo Palinuro, causando violente tempeste; ed è perciò probabile che il nome gli sia stato dato dai più antichi navigatori Greci che costeggiavano il Tirreno. La presenza di una civiltà a Palinuro è testimoniata anche dalle scoperte archeologiche fatte sul posto, alcune delle quali (come quelle riguardanti le monete) sono state catalogate al VI secolo a. C., ed altre al secolo IV, come si può desumere da un cippo sepol-crale venuto alla luce nel 1933 sulla costa di Palinuro, nel luogo detto le Saline.</p>
<p>La storia di Palinuro è legata alla storia della città Molpa che sorgeva su un altro promontorio; di essa restano due ruderi: il castello e la chiesa parrocchiale di S. Giuliano. Il palazzo baronale Rinaldi faceva parte del feudo del principe di Centola e marchese di Pisciotta “Pappacoda” fino alla fine del 700 circa. Il feudo fu poi di proprietà della famiglia Rinaldi. Nel 1814 vi dimorò il re di <a title="Napoli itinerario" href="/napoli/">Napoli</a> (cognato di Napoleone) Gioacchino Murat che venne in zona per ispezionare i fortini della costa e potenziarli per eventuali attacchi di nemici.<br />
Palinuro, dopo la peste del 1656, che aveva colpito violentemente il Cilento, decimandone la popolazione fu infestata da malviventi.<br />
L’azzurro mare di Enea che bagna Palinuro, ci invita a navigare lungo una costa incontaminata dove è possibile scoprire insenature frastagliate, distese di spiaggia ed incantevoli ed esclusive baie e grotte marine (la grotta azzurra e la grotta sulfurea tra le più note)<br />
Le torri saracene, il Castello della Molpa, lo Scoglio del Coniglio, la Baia del Buon Dormire ci indicano le tappe di un itinerario lungo la costa di rara bellezza.<br />
Il fiume Mingardo, il borgo di San Severino, il monte Bulgheria, ci faranno scoprire le difese naturali di questi luoghi scoperti da popoli venuti da lontano, che quì si stabilirono per il mite clima e la feconda terra…</p>
<p>Si trova vicino al Parco Nazionale del Cilento e la Valle di Diano. La nascita di Centola avvenne durante l’era bizantina con Giustiniano anche se il suo sviluppo avvenne successivamente con i longobardi. A Centola è possibile visitare il Convento dei Cappuccini, il Palazzo Baronale Rinaldi, il Palazzo Baronale Lupo, la Chiesa di San Nicola di Mira e la Torre Campanaria nel centro storico. Sempre vicino al Parco Nazionale del Cilento, nella parte meridionale è situata Palinuro, resa nota da una magnifica stazione balneare immersa nel verde.<br />
Le origini di Palinuro ricordano l’epoca virgiliana ovvero l’Eneide. Da non perdere: le torri saracene, lo Scoglio del Coniglio, la Baia del Buon Dormire ed il Castello della Molpa, il Borgo San Severino, il Monte Bulgaria ed il fiume Mingardo. Con giri organizzati, con partenza dal porto, o con affitti di barche, si possono visitare le numerose grotte presenti lungo le coste: la più nota è la Grotta Azzurra, mentre la grotta più ricca di stalattiti e stalagmiti è la grotta dell’Ossa. Sono tutti luoghi di una bellezza unica che ogni hanno attirano migliaia di turisti da tutte le parti del mondo. I resti della necropoli del VI secolo a. C. scoperti a nord di Palinuro si possono visitare all’antiquarium.</p>
<p>È una celebre località balneare, splendidamente adagiata tra il verde degli ulivi che coprono le colline che degradano verso il mare sempre azzurro e pulito. L’azzurro mare che bagna Palinuro invita a navigare lungo una costa incontaminata dove è possibile scoprire insenature frastagliate, distese di spiaggia ed incantevoli ed esclusive baie e grotte marine (del Ribalto, del Buon Dormire e delle Ossa, con stalattiti e pareti incorporanti resti di ossa umane e di animali preistorici).</p>
<p>Ve ne sono diverse: quella Azzurra, così chiamata per il colore azzurro creato da particolari giochi di luce, dovuto alla presenza di un sifone (della profondità di circa 20 mt) che permette l’irraggiamento della luce solare all’interno; d’Argento, con il colore dato dal calcare che insito ai lati e sul fondo: l’effetto compare con il muoversi del mare; del Sangue, diversamente dalle altre, l’effetto rossastro non deriva dai riflessi, ma è sito in superficie, addirittura sembra che vi siano dei pezzi di carne; Calafetente, il nome deriva da esalazioni di carattere sulfureo: percorso un sifone, si riemerge nella grotta a forma di anfiteatro. Lungo il cunicolo di accesso sono state riscontrate forme di vita marina (coralli, etc.) impensabili per questa parte del mediterraneo. È accertata la presenza di gas tossici in alcune delle cavità della grotta; dei Monaci, la cui caratteristica è quella di avere nel suo interno rocce che assumono le sembianze di monaci in preghiera.</p>
<p>La selvaggia bellezza del territorio di Capo Palinuro non ha pari: un immenso arco di roccia frastagliata si protende nel mare a protezione di una baia che è riparo e porto naturale per i naviganti, e tale deve essere apparsa anche in tempi lontani agli Argonauti, ai Fenici, ai Greci, che frequentarono questi luoghi. Il Capo conserva segni di lontanissimi insediamenti umani, con tombe databili intorno al V sec. a.C. e reperti archeologici che dimostrano come la bellezza e la posizione strategica del porto abbiano favorito l’insediamento di una colonia greca.</p>
<p>Palinuro è la più famosa località balneare cilentana: un vero e proprio esplodere di vitalità con ottime strutture ricettive, clima straordinario, coste frastagliate, mare limpido, innumerevoli grotte accessibili solo dal mare.</p>
<p>La sua storia è legata alla storia della città della Molpa, di cui restano due ruderi: il castello e la chiesa parrocchiale di San Giuliano, risalente al 1100.<br />
Il posto prende il nome dal nocchiero di Enea. Il mito – così come ci è stato tramandato da Virgilio nell’Eneide – vuole che Palinuro, nocchiero di Enea, era al timone quando, al calar della notte, il dio Sonno discese dall’Olimpo assumendo le sembianze di Forbante.</p>
<p>Poiché il mare era calmo, il dio tentò di persuaderlo a riposare in quanto la nave avrebbe mantenuto la rotta anche senza guida. Egli rispose in malo modo, considerando insensata la proposta di Forbante. Allora il dio sfiorò le sue tempie con un ramo bagnato nelle acque del Lete ed il nocchiero cadde in un sonno profondo e il Dio, sollevandolo, lo gettò in mare. Per tre notti egli fu trascinato dalle onde, aggrappato al timone che aveva strappato dalla nave quando stava cadendo in mare. All’alba del quarto giorno un’onda gigantesca lo scaraventò sulla costa, nei pressi della città greca di Elea (Velia per i latini). Ma non appena toccò terra, genti ostili lo uccisero.</p>
<p>Da non perdere la manifestazione estiva della Notte del Mito, che ripropone la leggenda di Palinuro.</p>
<p>Ma Palinuro non è solo mare; il carattere aspro e forte della costa è caratterizzato dalla macchia mediterranea, che, tra cespugli di mirto, ginestre ed erica, annovera anche una vera rarità, la famosa Primula Palinuri, un originale fiore che cresce solo in questa zona. La località dà anche il nome scientifico all’aragosta ( Palinurus vulgaris).</p>
<p>Da visitare il palazzo baronale Rinaldi. Nel 1814 vi dimorò il re di Napoli (cognato di Napoleone) Gioacchino Murat, che venne in zona per ispezionare i fortini della costa e potenziarli per eventuali attacchi di nemici; non può mancare una visita all’Antiquarium, che espone reperti di una necropoli del VI sec. a.C.</p>
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		<title>Paestum</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 05:38:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sul Golfo di Salerno, nel VII sec. a.C., nei pressi del mare venne fondata dagli Achei la città Poseidonia che ancora oggi, con la sua cinta muraria...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="itinerari">Sul Golfo di <a title="Salerno itinerario" href="/salerno/">Salerno</a>, nel VII sec. a.C., nei pressi del mare venne fondata dagli Achei la città Poseidonia che ancora oggi, con la sua cinta muraria (4.750 m.), con tre templi dorici (cosiddetti Basilica, Tempio di Nettuno, Tempio di Cerere), e con altri tempietti <a title="Minori itinerario" href="/minori/">Minori</a> costituisce il più notevole e suggestivo complesso architettonico della Magna Grecia.<br />
Nel IV sec. a.C. la greca Poseidonia diventò la lucana Paistom ed un secolo dopo, con l’arrivo dei Romani, <a title="Paestum itinerario" href="/paestum/">Paestum</a>. Nel III sec. d.C. vi si affermò il Cristianesimo come documenta un’austera Basilica Paleocristiana (inizi V sec.). Il Museo Nazionale contiene opere di particolare importanza artistica e storica e viene arricchito da continui scavi (l’affresco «Tomba del Tuffatore», rarissimo esempio di pittura greca esistente, fu rinvenuto nel 1968).<br />
In questa terra il genio greco trovò tutte le componenti per esprimersi nel più compiuto lavoro creativo dello spirito umano: sole presente in ogni stagione, ubertose colline panoramiche, refrigeranti brezze estive. Questo scenario meraviglioso è ancora in gran parte intatto. Gli ospiti troveranno tepore in ogni stagione, mare pulito, una spiaggia che ancora ti permette di portarti in riposante isolamento su un soffice tappeto di sabbia che si estende per 15 Km. circa. A Paestum la vita è movimento senza rumori. Accanto alla catena di alberghi, villaggi turistici e campings, che si snoda lungo la lussureggiante pineta marina, con ogni comfort, troverai ancora angoli dove pascola tranquilla la bufala nel suo ambiente naturale ed autenticamente ottocentesco.</p>
<p>PAESTUM<br />
Scrivere la storia di Paestum, anche se in breve, è sempre molto difficile. Resta compito e materia esclusiva, a parere, degli archeologi e degli studiosi. Per i turisti riteniamo di poter esporne, peraltro senza pretesa di far testo, le nozioni più semplici.<br />
La “Piana di Paestum”, così i nostri ascendenti chiamavano l’estensione pianeggiante dai piedi della collina al mare, e le retrostanti alture di Capaccio erano abitate già nella preistoria; oltre alla Necropoli di Gaudo, ne abbiamo testimonianze riferibili anche all’età paleolitica e neolitica.<br />
A maggior ragione il territorio, verso la metà del VII secolo a.C., non poteva non presentare nuclei di abitanti locali i quali, evidentemente non organizzati, non seppero opporsi all’arrivo di coloni greci (achei provenienti da Sibari come dicono i più).<br />
I Greci, forti forse di precedenti frequentazioni e cognizioni sulla pianura, dopo essersi assicurati un avamposto fortificato in vicinanza del mare, vi fondarono intorno al 600 a.C. una città che chiamarono Poseidonia in onore del dio del mare.<br />
I Posidoniati edificarono contemporaneamente un santuario (Heraion), poco più a nord, nei pressi della foce del Sele, oltre che per il culto della loro Hera di Argo, probabilmente per strategia difensiva nei confronti degli Etruschi che si erano già insediati al di là del fiume nell’agro picentino e che costituivano pericolo di potenza più vicina ed evoluta. Questo santuario divenne famoso in tutto il mondo greco tanto che entrò nel mito e, come narra Strabone, se ne attribuiva la fondazione a Giasone con i suoi Argonauti.<br />
Poseidonia, difesa da mura poderose (le più imponenti e meglio conservate dell’ antichità), man mano rafforzate, con quattro porte ai punti cardinali, grazie alla felice posizione geografica aperta alle vie di traffico, ai corsi d’acqua ed alla fertilità del suolo, raggiunse in breve tempo – nell’età classica – un notevole grado di ricchezza e di conseguente fervore artistico culturale che culminò nel giro di un secolo circa nella costruzione di tre splendidi templi dorici, eredità impareggiabile di tutta la civiltà greca.<br />
La magnificenza di questa colonia suscitò presto mire di conquista nei Lucani, popolazione italica dell’interno, che la occuparono intorno al 400 a.C. mutandone il nome in Paistom. I Lucani, pur non raggiungendo il livello culturale del periodo greco, vi continuarono attività civili e militari a lungo, tranne una breve parentesi in cui i Greci d’Italia, confederati sotto la guida di Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno, li sconfissero in una battaglia proprio presso Poseidonia nel 332 a.C. Ne riprendono possesso nel 326 a.C., in seguito alla battaglia di Pandosia in cui morì Alessandro.<br />
Ben altra potenza intanto andava espandendosi lungo la Penisola: Roma. Divenuta incontrastata padrona di queste regioni, dopo la guerra contro Pirro, nel 273 a.C. Roma vi fondò una colonia latina e diede alla città il nome Paestum. Il senato romano ebbe sempre in grande considerazione questa città perché ne aveva avuto aiuti, soprattutto in vettovaglie, durante la guerra contro Annibale.<br />
I Romani arricchirono la città di grandi edifici tra cui il portico del Foro, le terme, l’Anfiteatro ed il cosiddetto Tempio della Pace. Paestum prosperò fino al tardo impero; per le mutate esigenze politiche di Roma, rivolte verso l’Oriente, come molti centri costieri, la città cominciò a cadere in una crisi irreversibile fino a che i suoi abitanti si ridussero ad una esigua comunità, convertita al Cristianesimo, concentratasi nelle vicinanze del Tempio di Cerere, mentre altri salivano le colline vicine per sfuggire alla malaria che vi si era diffusa nonché alle incipienti incursioni dei Saraceni.<br />
Si spiega così il sorgere di una città in collina che, nel medioevo, tra il IX ed il XIII secolo, ebbe importanza commerciale e strategica specialmente durante il periodo imperiale di Federico Il, e che sostituì ed assunse quasi quello che era il ruolo di Paestum nell’antichità.<br />
Questa città ebbe il nome di Caput Aquis perché sovrastava le ricche sorgenti di Capodifiume, già sede di culti nel periodo greco e romano, e oggi ricordata dai locali cittadini col nome “Capaccio Vecchio”.<br />
In seguito alla partecipazione alla congiura dei baroni contro il grande imperatore, Capaccio fu assediata da Federico Il che la espugnò e distrusse nel 1246.<br />
Dopo l’abbandono, di Paestum non si parlò più per secoli pur se i suoi templi si ergevano sempre solenni tra la fitta vegetazione e ben visibili dal mare.<br />
Un pò di merito per la riscoperta va ascritto a scrittori e poeti del ‘500 e ‘600 che, con le loro citazioni su monumenti e caratteristiche del luogo, ne risvegliarono interesse e curiosità.<br />
Ma la “riscoperta” vera e propria ha inizio nella prima metà del ‘700 quando scrittori, poeti ed artisti di molte nazionalità (tra i quali Goethe, Shelley, Canova, Piranesi) cominciarono a frequentare e ad interrogare le vestigia della rinomata città greca – moda conosciuta sotto il nome di “Grand Tour” – diffondendone la fama per tutta l’Europa. L’effetto immediato di questo fenomeno condizionò tutta la cultura europea, infatti è facilmente riscontrabile che tutta l’architettura neoclassica, non solo del vecchio continente ma persino di quello americano, è stata influenzata dallo stile dorico dei templi di Paestum. Il fatto è stato evidenziato recentemente da una mostra che ha viaggiato dall’America all’Italia sotto il significativo nome “La Fortuna di Paestum”.</p>
<p>IL MUSEO<br />
Costruito agli inizi degli anni ’50, su progetto dell’architetto Marcello De Vita risalente agli anni ’30, il Museo Nazionale di Paestum venne inaugurato il 27 novembre del 1952 alla presenza ufficiale dell’On. Antonio Segni allora Ministro della Pubblica Istruzione.<br />
Lo vollero soprattutto Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, ai cui nomi è legata la sensazionale scoperta dell’Heraion di Foce Sele, per esporvi i preziosi rinvenimenti: metope, capitelli e materiale vario. Le metope infatti sono collocate all’altezza originaria su una costruzione che rispetta le dimensioni del tempio e ne costituisce la ricostruzione stilizzata.<br />
La quantità di reperti, venuti alla luce da successivi scavi sul territorio della città, ne suggerirono un primo ampliamento della sala delle metope nel 1966 (progetto De Felice) e quindi un secondo nel 1970, Sale di Paestum, (progetto De Franciscis).<br />
Il Museo presenta, in un certo senso, non solo la storia della città ma anche quella della pianura e delle colline circostanti su cui Poseidonia-Paestum esercitò la sua attività civile e politica di avanzatissima colonia.<br />
Per una visita accurata va prestata particolare attenzione alla ricchissima rassegna di documenti che vanno dalla preistoria al medioevo: dall’importantissimo corredo proveniente dalla Necropoli di Gaudo alle metope dell’Heraion; dai vasi attici di importazione a quelli di fabbrica locale; dai reperti del sacello ipogeico alla “Tomba del Tuffatore” ormai famosa in tutto il mondo; dagli affreschi tombali lucani al materiale romano.</p>
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