Costiera Amalfitana
L'angolo di Costiera che va da Vietri sul Mare a
Positano, identificato in tre Denominazioni Costiera Amalfitana, Costa d'Amalfi
e Divina Costiera è patrimonio Culturale e Mondiale dell'UNESCO.
In nessun posto i colori risplendono così diversi e limpidi come nella Costiera
Amalfitana, da sempre meta elegantissima di visitatori prestigiosi.
Incastonati come impareggiabili gemme in un preziosissimo diadema, i paesini
disseminati sulla costa catturano ogni turista, anche il più smaliziato.
Qui tutto diventa simbolo: la terra ricca di agrumi, il mare con le più
incredibili tonalita di blu e verde, le suggestive spiaggette, le piccole isole,
gli agglomerati di casette bianche, rosa, gialle attorno a minuscoli
porticcioli.
Il suo fascino non è riposto solo nei luoghi, ma anche nella storia che ha
lasciato grandiose testimonianze nell'arte: chiese, ville e monasteri sono qui
tra i più belli.
Tutto ciò, unito all'altissimo livello delle strutture alberghiere e ad una
gastronomia fatta di sapori semplici ma intensi, offre al turista una vacanza
indimenticabile accompagnata dalla tradizionale arte dell'ospitalità.
La Costiera Amalfitana consta di tredici paesi che si
susseguono uno accanto all’altro lungo la strada costiera che conduce dal
Golfo di Salerno a quello di Napoli. Baie, insenature, strapiombi ed ancora rupi
scoscese a picco sul mare: la varietà e la bellezza di questo tratto
peninsulare campano lasciano stupefatti e desiderosi di conoscere meglio le città
tappe di questo itinerario, ossia Vietri sul mare, Cetara, Maiori, Minori,
Ravello, Scala, Praiano, Atrani, Positano, Amalfi, Conca dei Marini, Furore e
Tramonti. Ognuno di questi paesi se ne sta con il suo verde, i suoi limoni, le
sue rocce di ginestre, le sue ville, i suoi profumi, scoscesi su di un mare
smeraldo.
Il paesaggio è caratterizzato da un binomio di mare e
monti, ricco di baie ed insenature, spesso accessibili solo dal mare come la
splendida grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini ed il Fiordo di Furore. Il
territorio è fortemente ripido ed in alcuni tratti precipita a mare con
pendenze fortissime, strapiombi e rupi scoscese, conoscendo in alcuni punti tra
Positano e Vietri sul Mare, zone dove la natura è quasi completamente
incontaminata. L’area è occupata dall’unità ambientale dei Monti
Lattari, formazione di natura calcarea, interessata da fenomeni di carsismo, che
raggiunge l’altitudine di 1425 m. con il rilievo più elevato, il Monte S.
Angelo a Torre Pizzi. I “giardini” terrazzati per la coltivazione degli
agrumi costituiscono l’impareggiabile caratteristica del sito. I limoni che
grevi pendono dagli alberi della Costiera, negli impianti a terrazze, sono per
lo più d’una qualità talmente dolce, poco agra e di sapore rotondo, che
viene detta “pane”, in quanto si può gustare tranquillamente a fette, come
dessert con o senza aggiunta d’un cucchiaio di zucchero.Racconta la storia che
fu proprio con un gran cesto di limoni ed altri agrumi che gli abitanti di
Minori convinsero il Papa a restituire alle loro città il vescovado perduto.
Ora i limoni della Costiera Amalfitana, oltre ad aromatizzare creme pasticciere,
servono soprattutto a fabbricare il celebre “limoncello”, un liquore
aromaticissimo, dal colore giallo chiaro e dallo stupendo profumo del limone
La bellezza dei paesaggi caratterizzati da coste che
cadono nell'azzurro del mare, una vegetazione ricca di profumi e di colori, la
mitezza del clima, l'incanto dei borghi marinari raccolti intorno a chiese con
cupole di maioliche, fanno della Costiera Amalfitana uno dei luoghi più
affascinanti d'Italia.
La prima località che si incontra, provenendo da Napoli, in direzione Salerno
è Positano, un pittoresco paese di case quadrate con il tetto a cupola,
scaglionate a terrazze sulla basse pendici di due monti digradanti verso una
piccola cala.
Dopo aver attraversato Praiano, famosa per le stazioni balneari della Marina di
Praia, circondata da pareti a strapiombo, si giunge ad Amalfi, centro di origini
romane che divenne nell'839 la prima Repubblica Marinara italiana.
Proseguendo il viaggio, dopo aver visitato Atrani dalle bianche case arroccate
sotto titanici costoni rocciosi, si giunge a Ravello, situata su un colle
sospeso tra cielo e mare, il cui fascino ha colpito personaggi come Churchill,
Bogart e John Kennedy.
Sempre sulla strada per Salerno, gli ultimi gioielli del litorale amalfitano che
incontriamo, sono Minori, dove è possibile visitare i grandiosi resti di una
villa romana del I secolo d.C. e Maiori dalle spiagge di sabbia finissima.
Infine, si arriva a Vietri famosa per l'artigianato della ceramica, tuttora
fiorente, che ebbe inizio nel Medioevo e che è possibile ammirare nel locale
Museo della Ceramica.
LE BELLEZZE DI AMALFI
Famosa per la maestria dei suoi navigatori (qui fu perfezionata la bussola), la
cittadina presenta un'originale architettura araba-normanna. In questo stile,
infatti, fu riedificato il Duomo all'inizio del Duecento.
Tra archi e viuzze a scale regna un'atmosfera unica che ha sempre incantato i
visitatori. Da visitare anche il Chiostro del Paradiso dai bianchi archi acuti
sostenuti da due colonnine, gli Arsenali della Repubblica in cui venivano
costruite le galere, il Museo delle Carta e il Museo Civico che custodisce la
Tabula Amalphitana, il primo codice della navigazione.
IL FASCINO DI RAVELLO
A Ravello ritroviamo autentici capolavori architettonici quali il Duomo di San
Pantaleone (XI secolo), la Chiesa di San Giovanni del Toro e quella di Santa
Maria a Gradillo, entrambe del XII secolo.
Nella duecentesca Villa Rufolo si potrà ammirare il lussureggiante parco che
ispirò a Wagner nel 1880 il magico giardino di Klingsor, descritto nel
Parsifal.
Se poi si vorrà vivere l'emozione di uno sguardo sull'infinito bisognerà
affacciarsi ai belvedere della villa Cimbrone.
La Costiera amalfitana si protende nel Mar Tirreno per
42 vertiginosi chilometri incisi nelle pendici salernitane dei Monti Lattari.
Nelle giornate più terse, la si può abbracciare con lo sguardo da Vietri a
Praiano e Positano, le cui acque sono contrassegnate dall'isolotto Li Galli o
delle Sirene, dimora delle leggendarie fanciulle omeriche che con la dolcezza
del loro canto ammaliavano i naviganti.
Ai tempi della Repubblica fondata nell'839, il territorio amalfitano andava da
Cetara ai rilievi montuosi di Scala, Tramonti e Agerola, dal territorio stabiano
con Lettere, Pimonte e Gragnano fino all'isola di Capri. I suoi confini erano
presidiati da castelli e fortificazioni i cui resti sono visibili in prossimità
dei centri abitati, a mezza altezza fra il mare e i crinali dei monti. Lungo la
costa, una serie di torri di avvistamento ricorda le incursioni dei corsari
turchi.
Oggi l'area del sito Unesco comprende dodici comuni, in un territorio le cui
straordinarie peculiarità paesaggistiche e ambientali fanno da sfondo a
testimonianze storico-artistiche che ne rappresentano l'identità delle origini:
dalle ville romane di Minori e Positano del I secolo d.C. all'architettura
pubblica e privata medievale, dai preziosi manufatti di oreficeria e artigianato
custoditi dentro chiese e musei, alle meraviglie naturalistiche della Valle dei
Mulini.
Con le sue cupole maiolicate, insegna di un artigianato ceramico famoso nel
mondo, Vietri sul Mare apre (o chiude, per chi venga da Sorrento) la teoria dei
paesi che compongono il territorio della Costiera.
In età rinascimentale, lo scrittore e naturalista Giambattista Della Porta
paragonava lo splendore dei mitici orti Esperidi ai giardini di limoni della
Costa d'Amalfi. Ancora oggi, quelle coltivazioni a terrazzamenti che nel corso
dei secoli la mano dell'uomo ha strappato alla roccia catturano lo sguardo del
visitatore: gradinate di orti e giardini intagliati nei fianchi della montagna,
punteggiati per tutto l'anno dall'oro dei limoni che bucano il verde cupo del
fogliame per fondersi nel turchino, l'indaco, lo smeraldo di un mare dai colori
sempre mutevoli.
Sospesa fra cielo e mare, Ravello respira atmosfere d'altri tempi: con i tesori
d'arte delle sue chiese millenarie, le visioni d'infinito di villa Cimbrone, la
magia di Villa Rufolo, già ammirata da Boccaccio, che la celebrò nel Decameron.
Nella minuscola Atrani, incassata nella valle del Dragone, si svolgeva la
cerimonia di investitura dei dogi amalfitani, mentre sulla strada che da Amalfi
si arrampica verso il "paese dipinto" di Furore, il borgo di Conca dei
Marini è riconoscibile dalle volte a botte della bianca costruzione seicentesca
adagiata su uno sperone di roccia.
Infine Amalfi, nella quale alla celebrità del Duomo, che fa da quinta al teatro
della piazza, si contrappone l'"altra" città, araba nella segretezza
dei suoi vicoli, androni e porticati biancheggianti di calce. Un'architettura
fantastica di loggette, scale e scalinatelle che si intersecano in un gioco di
geometrie azzardate, intrecci di costruzioni che sembrano mantenersi sospese per
caso e che fecero dire a Le Corbusier "Non è possibile, ma esiste".
Amalfi,
centro della Costiera Amalfitana
Allo sbocco della Valle dei Mulini, Amalfi si affaccia
dolcemente sul mare con il suo caratteristico insieme di casette bianche sulle
rocce, di stradine strette tra gli archi, di torri antiche a guardia del
paese. Amalfi è una città molto pittoresca caratterizzata da incantevoli
vedute panoramiche e scogliere che cascano a picco sul mare: un vero eden con
un clima mite, deliziose spiaggette, case aggrappate alle scarpate rocciose.
Il valore artistico e architettonico dei monumenti, la bellezza del paesaggio
e del mare, le tradizioni e la cucina ne hanno fatto una zona incomparabile,
tanto da far dire a Renato Fucini che "per gli Amalfitani che andranno in
Paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri".
La leggenda più diffusa sulle origini di Amalfi
narra dell'avventura epica di una gruppo di famiglie romane che, ai tempi
dell'imperatore Costantino, volevano lasciare Ravenna e trasferirsi a
Costantinopoli, ma furono sorprese da una violenta tempesta e costrette a
rifugiarsi sulle coste della Dalmazia. Interpretato l'accaduto come cattivo
auspicio, cambiarono rotta e si diressero nel Tirreno dove fondarono un
villaggio vicino Palinuro, chiamato Melphe. Da qui continuarono ad esplorare i
posti vicini e scoprirono un luogo ben protetto e ricco d'acqua, dove decisero
di stabilire una colonia: il posto della gente venuta da Melphe, in latino
"A Melphe", la futura Amalfi.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, Amalfi fu la prima
città a ristabilire rapporti commerciali fra Occidente e Oriente,
trasportando e introducendo in Italia molti prodotti esotici e di lusso come i
tappeti, le sete, le spezie e la carta. Amalfi fu quindi la più antica fra le
quattro Repubbliche Marinare italiane e raggiunse il suo massimo splendore nei
secoli X e XI, con proprie colonie mercantili nei principali porti del
Mediterraneo: Bisanzio, Alessandria, Beirut, Cipro. Le leggi marittime della
città, contenute nella famosa "tabula amalphitana", furono per
secoli il codice accettato e preso ad esempio in tutto il Mediterraneo.
Nel
XII secolo, a seguito della conquista dei Normanni, Amalfi perde la sua
centralità nei traffici mediterranei e deve accontentarsi di un modesto ruolo
mercantile locale. Le nuove dinastie regnanti a Napoli e in tutto il sud
Italia si appoggeranno per la conquista del regno e per i traffici commerciali
alle altre repubbliche marinare, prima Pisa e poi Genova. Dopo un lungo
periodo di anonimato, nell'Ottocento Amalfi fu riscoperta quale meta di
soggiorno e di studio da numerosi viaggiatori stranieri, grazie alla nuova
sensibilità romantica: fu così che i paesaggi, i monumenti, le scene di vita
quotidiana divennero fonte di ispirazione per scrittori, pittori, architetti
provenienti da ogni parte d'Europa.
Del suo importante passato Amalfi conserva
testimonianze significative: sul costone montano troneggia l’ex Monastero
delle Benedettine, fondato nel X secolo e che nel 1800 fu adattato a cimitero
monumentale. L'ingresso della città è guardato dalla bella torre di San
Francesco (oggi detta "Saracena") e in alto si trova l’antico
convento, fondato da San Francesco nel 1222. Soppresso a seguito delle leggi
napoleoniche, conserva un preziosissimo chiostro. Annessa al convento è la
chiesa di Sant'Antonio, magnifica costruzione a picco sul mare: a navata
unica, nella cripta si ammirano pregevoli affreschi del Duecento.
All’imbocco del Viale delle Regioni, si trova lo stupendo pannello ceramico
del Cossa, monumento alle gesta amalfitane. Subito dopo si apre Piazza
Municipio, con la sede del Comune nel palazzo cinquecentesco ex Monastero
della SS. Trinità. Al suo interno sono esposti alcuni notevoli cimeli: le
antiche monete (i tarì); alcuni strumenti nautici, tra cui la bussola (che la
tradizione vorrebbe inventata dall'amalfitano Flavio Gioia); una rara copia
delle "Tabule Amalphitane"; l’antico confalone e i costumi della
Repubblica indossati durante la Regata Storica, gara tra i barconi a remi
delle quattro Repubbliche Marinare di un tempo, che si alternano
nell'ospitarla.
Il cuore della cittadina, ornata dalla prestigiosa
Fontana del Popolo (copia della originale più antica, inghiottita dal mare
durante una tempesta) è dominata dall’imponente gradinata della Cattedrale
di Sant’Andrea. Costruita nel IX sec, nel corso dei secoli ha subito
numerosi interventi che ne hanno stravolto l’originaria architettura:
l'attuale facciata si deve ad un rifacimento in stile neogotico eseguito nel
XIX secolo. A lato c'è il Campanile, non allineato con la chiesa,
discretamente conservato. L'interno della chiesa, in stile barocco, è un
trionfo di marmi policromi, argenti e preziose tele: spettacolare è il
soffitto a cassettoni in oro, riccamente dipinto. Una stretta scala marmorea
conduce alla cripta duecentesca, a due navate con volte a crociera
stupendamente ornate. Sull’altare domina l’imponente statua bronzea di
Sant’Andrea, sotto la quale una preziosa urna custodisce le venerate
reliquie del Santo. Dal duomo si accede all’antica Basilica del Crocifisso,
il primo duomo di Amalfi che conserva preziosissimi affreschi trecenteschi tra
le imponenti colonne. Attualmente sede di conferenze, congressi e concerti,
ospita il preziosissimo tesoro della Diocesi Amalfitana.
Dalla
scalinata del duomo, attraversando la piazza e percorrendo un breve e
pittoresco porticato, si arriva ai resti degli antichi Arsenali della
Repubblica, costituiti da due grandi arcate ogivali. La costruzione affaccia
su di una piazzetta dove avevano sede i magazzini dei mercanti (i Fondaci) e
la Dogana. Si sbuca poi nella suggestiva Piazza dei Dogi e da qui, attraverso
una ripida scalinata, all’antico Rione Vagliendola. Qui vi era la porta
occidentale della città, la "Vallenula" e si trova ancora la chiesa
di San Biagio, antico possedimento dell’Abbazia di Montecassino.
Proseguendo, ci appare l'antico Convento dei Cappuccini del 1212. Parte
dell’edificio è andata distrutta dalle frane, comunque sono abbastanza bene
conservati il bellissimo chiostro del XIII secolo e la magnifica loggia con
pergolato da cui si può godere un incantevole panorama.
Non sarà possibile rinunciare a una passeggiata
nella famosissima Valle dei Mulini, giudicato dai viaggiatori romantici uno
dei più splendidi posti del mondo: lungo la valle del torrente Chiarito
furono costruite una moltitudine di ferriere, cartiere, fornaci, fabbrichette
di ceramica e mulini. Uno scenario immortalato da molti autori ed in
particolare dei pittori tedeschi. Uno splendido ed unico tesoro da non perdere
è il Museo della carta di Amalfi, allestito nei locali della vecchia cartiera
Milano. Scampati all’abbandono, si ammirano gli antichi congegni per
produrre i preziosi fogli, ancora oggi funzionanti.
Amalfi e la sua costiera si propongono oggi come un
luogo di incomparabile bellezza naturale, ricco di storia e tradizioni come di
strutture e moderni comfort, dove trascorrere una vacanza rilassante ed al
tempo stesso ricca di emozioni.
Le sue origini risalgono al I secolo D.C. quando
l'aristocrazia romana fece costruire le prime abitazioni (le famose ville
romane) nella zona. Amalfi e la costiera divennero presto un centro rigoglioso
e raffinato, sopratutto a causa dell'intenso commercio via mare in tutto il
Mediterraneo. Amalfi, difatti, disponeva di un'ingente flotta mercantile e
militare, tanto che instituì il primo codice dei naviganti d'occidente
(Tabula de Amalpha) e può annoverare fra i suoi marinai più esperti il noto
inventore della bussola Flavio Gioia.
I rapporti politici e commerciali erano intensi,
sopratutto con gli arabi e con il regno longobardo, di cui Amalfi faceva
parte. Ma gli Amalfitani, fieri e caparbi, volevano l'indipendenza, e la
ottennero nel 838 dopo un'aspra guerra. Successivamente però, nel XIII
secolo, furono i Pisani a conquistare Amalfi togliendole un ruolo di grande
importanza politico-economica in Italia ed in tutto il Mediterraneo.
Affascinante e durevole traccia di questi conflitti
del passato sono le torri fortificate che ancora oggi adornano la linea
costiera.
Con scenari mozzafiato, storia, gastronomia e molto
altro Amalfi saprà certamente stupirvi!
Positano:
Situata alle falde meridionali dei Monti Lattari,
Positano gode di tutti i vantaggi di un clima mite, grazie a questa sua
straordinaria posizione riparata dai venti del Nord. Tutto in cerchio a farle
corona, si elevano i verdi Monte Comune, S. Maria del Castello, Conocchia, S.
Angelo a tre Pizzi, Campo dei Galli e Paipo, mentre a Sud e ad Est la vista
spazia sul mare aperto. Sul mare a poche miglia di distanza dalla costa si
trovano "Li Galli" o "Sirenuse" piccolo arcipelago
composto da tre isolotti: il Gallo lungo, la Rotonda e il Castelluccio,
ritenute da sempre mitica dimora delle ammaliatrici Sirene.
Sulle origini di Positano, uno dei miti più noti
vuole che Positano sia stata fondata da Poseidone dio del mare per amore della
ninfa Pasitea. I Romani costruirono vicino alla spiaggia Grande una ricca
villa patrizia, ora coperta dai giardini e dalla Chiesa dell'Assunta.
Successivamente Positano, fondata da reduci di Paestum attorno ad un'abbazia
benedettina, osò rivaleggiare addirittura con Amalfi, la prima Repubblica
marinara, e attraversò un periodo molto florido grazie al commercio marittimo
con gli altri paesi del Mediterraneo fino alla conquista normanna. Dopo un
lungo periodo di decadenza, agli inizi del Novecento Positano divenne asilo
per tanti artisti e letterati russi e tedeschi, perseguitati in tempo di
guerra e dittatura, che la elessero a loro dimora godendo di pace e
tranquillità e dando inizio al mito di Positano come alternativa alla troppo
mondana Capri per il turismo d'elite.
Il paese si sviluppa in senso verticale, seguendo il
ripido pendìo delle colline che scendono verso il mare. Le abitazioni,
addossate le une alle altre, sono tinte in sgargianti colori dando una
immagine d'insieme come una pietra preziosa dalle mille sfaccettature, che
causano mutevoli riflessi multicolori. Non a caso Positano viene chiamata
"la gemma della divina costiera". Le strette stradine, con le ricche
boutiques ricavate negli scantinati, scendono velocemente tra le case come
torrenti tra le gole rocciose e sfociano tutte nella Spiaggia Grande, dove è
forse l'unico caso al mondo in cui il panorama del paese alle spalle è più
bello della vista del mare di fronte. Le altre spiaggie minori di Positano si
trovano in località Fornillo ad Ovest; a La Porta, Fiumicello e Arienzo ad
Est.
Ma Positano non è solo mare: con alcune piacevoli
escursioni è possibile visitare alcune suggestive zone dei Monti Lattari
sopra il paese. A tre km si trova la frazione di Montepertuso, così chiamata
perché qui apparve la Madonna in un buco nella roccia. Da qui si sale
attraverso una scalinata di 1700 scalini che porta a Nocelle. Da questa
frazione parte il famoso "Sentiero degli Dei" con fantastiche viste
panoramiche assolutamente uniche ed indimenticabili su tutta la costiera.
Oppure si raggiunge sulla costa la bella punta San Pietro, dove sorge la
chiesetta omonima. Si può decidere di salire ancora più in alto, sul monte
di Sant'Angelo a Tre Pizzi, che riunisce le cime più alte della penisola, al
di sopra dei 1400 metri.
Sulla piazza principale di Positano intitolata a
Flavio Gioia, poco distante dalla Spiagga Grande, troviamo la chiesa
parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta, che era in origine un'abbazia
molto potente, esistente già nell'anno mille. In essa si possono ammirare
alcuni altari in marmo policromo, i resti dei mosaici della chiesa originaria
e una icona bizantina su legno del XIII secolo raffigurante una Madonna con
bambino. In questa chiesa è anche presente un bassorilievo con il Pistrice:
mostro fantastico metà pesce e metà drago. Ma la caratteristica più
rappresentativa è la grande cupola rivestita di maioliche colorate, che la
rende visibile da ogni angolo del paese. Nella Sacrestia si trovano le
reliquie di San Vito, patrono di Positano, risalenti al XVI secolo.
Nel territorio del Comune di Positano sono presenti
numerose altre chiese, tutte con una loro storia e con proprie tradizioni.
Nella contrada denominata Liparlati si trova la chiesa di San Giacomo a
Liparlati, fondata nel 1500; il rione festeggia il Patrono il 25 luglio. A
Fornillo si trova la chiesa di Santa Margherita, che sembra sia la più antica
di Positano e sulle cui campane sono raffigurate l'Addolorata e la Madonna
delle Grazie; la Santa Patrona si festeggia il 20 luglio. Nella frazione di
Montepertuso è presente la chiesa di Santa Maria delle Grazie nella quale, il
2 luglio di ogni anno, si celebra la festa dedicata alla Madonna. Voluta dalla
benestante famiglia Porcelli, la chiesa di Santa Caterina a Punta Reginella
sorge nell'abitato di Positano e risalta per il suo ricercato stile gotico; il
25 novembre si festeggia la Santa martire. A pianta ovale, la Chiesa Nuova o
Santa Maria delle Grazie ha un raro pavimento maiolicato collocato dopo il
restauro, ad opera di due maestri napoletani, i fratelli Chiaiese.
Positano
è spesso richiamata alla memoria per la presenza di eleganti e raffinate
ville e di case rese celebri perché dimore di illustri personaggi. Nella
Villa Sette Santi, intorno al 1940, risiedette la pittrice Irene Kowaliska, i
cui dipinti su stoffa sono tuttora un simbolo di Positano. Altro esempio la
Villa Stella Romana, oggi di proprietà della Baronessa Uzbeck, ha ospitato
Papa Giovanni Paolo II e probabilmente il pianoforte di Chopin. Intorno al
1750, sui resti di un convento benedettino, fu edificato quello che
successivamente prese il nome di Palazzo Murat, in quanto si pensa che nei
primi anni dell’Ottocento vi abbia soggiornato Gioacchino Murat. In esso,
divenuto in seguito albergo, nacque il Premio Positano per la Danza che vide
tra gli ospiti più celebri: De Sica, Zeffirelli, De Filippo, e lo scrittore
Tennesse Williams.
Positano è anche la custode del mito greco delle
Sirene: ce ne parlano vari brani antichi, ma la testimonianza più importante
ci viene da Strabone, geografo del I secolo avanti Cristo. L'arcipelago delle
Sirenuse (oggi Li Galli) nel tratto di mare davanti a Positano, costituito di
tre isolette solitarie e rocciose, era considerato la sede delle Sirene,
figure mitiche metà donna e metà uccello che attraevano i naviganti con il
loro canto e procuravano loro la morte. Il mito aveva forse una finalità
pratica: le isole dovevano costituire, viste da lontano, un punto di
riferimento per i marinai; avvicinandosi però, il gioco delle correnti e i
vortici scagliavano le imbarcazioni sugli scogli. Sull'isola del Gallo Lungo,
la maggiore delle isole Li Galli, il ballerino russo Leonide Massine costruì
nell'estate del 1924 la sua villa, ristrutturata nel 1927 da Le Corbusier e
poi acquistata da colui che nel balletto fu il suo supremo successore: Rudolf
Nureyev. In memoria del grande coreografo e ballerino Leonide Massine ogni
anno si tiene a Positano il premio internazionale per l'arte della danza.
Si narra che Positano sia stata fondata da alcuni
abitanti di Paestum in fuga da una razzia dei Saraceni (crudeli pirati
dell'epoca).
L'insediamento di cui si hanno notizie più certe è quindi di origine romana,
tuttavia sono stati rinvenuti, a Positano, reperti appartenenti al
Paleolitico, che dimostrano l'origine assai più antica del paese.
Positano si trova in una delle valli, e dei tratti di costa, più belli della
Costiera Amalfitana. Al centro del paese, scendendo verso la spiaggia sempre
gremita di turisti, campeggia la cupola in maiolica di Santa Maria Assunta,
chiesa di rara bellezza che ospita opere di artisti di rilievo del XIII e XVI
secolo.
Positano ha anche un'anima mondana, legata alla "moda Positano",
nota da tempo nel mondo, un'attrazione per i numerosi turisti che affollano i
vicoli e le boutiques del paese ogni estate.
Grazie agli alberghi e alle strutture turistiche di primo ordine Positano è
il luogo ideale per scoprire la bellezza, i sapori e l'atmosfera della
Costiera Amalfitana.
Ravello
Ravello
è appoggiata sul contrafforte che divide la valle del Dragone da quella del
Regina. Dall'alto domina, con i suoi 350 metri d'altezza sul livello del
mare, i paesi di Minori e Maiori. Questo luogo incantato è tra i più belli
della Costiera Amalfitana, con un ambiente e un panorama intensi e unici.
Famosa per la sua atmosfera di grande tranquillità e da un profondo fascino
che ogni angolo di questa cittadina emana, la sua immagine è legata
soprattutto alle sue ville con panorami mozzafiato che hanno fatto il giro
del mondo su fotografia.
Villa Cimbrone è rinomata per il suo emozionante
Belvedere. Gore Vidal, celebre scrittore americano e cittadino onorario di
Ravello, dice che da qui si gode il più bel panorama del mondo. Questa
villa venne acquistata nel 1904 da Ernest William Beckett che, con l’aiuto
delle personalità locali in quindici anni la trasformò in un
"museo" dove si intrecciano pezzi antichi e moderni. Tra gli
ospiti più illustri della sua villa ricordiamo: David Herbert Lawrence
(autore di "L'amante di Lady Chatterley") e Greta Garbo, in fuga
d'amore con Leopold Stokowski, come ricorda la scritta sistemata
all'ingresso del viale. Attraverso un sentiero si giunge al belvedere, dove
si ammira una statua bronzea di Mercurio, il padiglione della sala da tè e
altri angoli incantevoli del parco, abbelliti da marmi artistici e da statue
ornamentali. Proseguendo si arriva alla grotta di Eva e al tempio di Bacco
in cui sono custodite le ceneri di lord Beckett.
Villa Rufolo, la cui storia è legata nel corso dei
secoli ai suoi proprietari: i Confalone che la comprarono dai Rufolo, poi i
Muscettola e i D'Afflitto, che la vendettero nel 1851 allo scozzese Francis
Neville Reid, che fece ristrutturare la costruzione da Michele Ruggiero,
divenuto poi direttore degli Scavi di Pompei. Passata alla famiglia Lacaita
è stato nel 1975 comprata dall'Ente Provinciale per il Turismo di Salerno.
Dal 1953 i giardini della Villa Rufolo di Ravello, che ispirarono Wagner per
il magico giardino di Klingsor (secondo atto del dramma musicale del
Parsifal), ospitano un prestigioso Festival Musicale che si svolge ogni anno
nella prima metà di luglio. Per questa occasione è operativo un servizio
di autobus che effettuano fermate davanti a tutti gli alberghi della
Costiera Amalfitana.
Oltre alle famose e rinomate ville, non si possono
tralasciare i magnifici monumenti che decorano Ravello. Notevole è il
Duomo, che conserva al suo interno uno straordinario museo, allestito nella
Cripta del Duomo stesso. Il Museo conserva marmi romani, tra cui un
sarcofago degli anni di Gallieno, il busto di Sigilgaida Rufolo del XIII
secolo, frammenti decorativi duecenteschi di un ambone e del ciborio della
Cattedrale, due dipinti dell’oreficerie Giovanni Filippo Criscuolo, tra
cui il bel reliquiario di S. Barbara, a forma di busto d'argento. Il Duomo,
costruito nel XII secolo, ma riadattato nel XVIII, ha una splendida porta
bronzea del 1179, un elegante campanile e, nell'interno un bellissimo
"pergamo" di Niccolò di Bartolomeo da Foggia (XIII secolo).
All’ingresso del paese, troviamo la chiesa
romanica di Santa Maria A Gradillo, del XII secolo, dove c’era il seggio
nobiliare di Ravello. Proseguendo e passando l’arco del Castello, un
palazzo fortificato del 1200, arriviamo nell’ampia piazza Vescovado, coi
suoi imponenti e svettanti pini. Verso il fondo c’è la magnifica
cattedrale di San Pantaleone, che venne fatta costruire nel 1087, per volontà
della nobile famiglia Rufolo. Scopriamo ancora: il duecentesco Palazzo
Confalone, col bel cortile ad archi acuti; il Municipio, che ha sede nella
Casa Di Tolla del secolo XI; poi ancora, l’incantevole belvedere
Principessa Di Piemonte che domina la costa da Minori a Capo d’Orso.
Nel nostro percorso lungo il suggestivo intreccio
delle stradine di Ravello troviamo ancora: la Chiesa di San Giovanni del
Toro con il suo Pulpito in Mosaico di Alfano da Termoli; il Convento di San
Francesco, eretto nel XIII secolo con il suo Chiostro e sede dell'omonima
Biblioteca; piazza Fontana Moresca. Unico e straordinario è poi il Museo
del Corallo. Venne fondato nel 1986 e raccoglie manufatti in corallo
dall'epoca romana al secolo scorso e poi cammei, madreperle incise e
conchiglie, tutte opere degli abili artigiani locali.
Oltre a Boccaccio (che nel suo Decamerone parla
delle bellezze artistiche e naturali di Ravello, testimoniando la magia
impalpabile di questo luogo) e a Wagner, moltissimi altri artisti sono
rimasti stregati da queste straordinarie atmosfere, specie nell'Ottocento
romantico. Per esempio, nel 1819 il grande pittore inglese William Turner
soggiornò in Italia e si spinse fino a Ravello. Gli schizzi e i disegni che
produsse della Costiera Amalfitana, sono esposti alla Tate Gallery di
Londra. Oggi Ravello è anche sede del Centro Universitario Europeo per i
Beni Culturali.
Situata alla sommità della valle del
Dragone Ravello è un paese-giardino che racchiude scorci incantevoli e
panorami indescrivibili. La bellezza di questo luogo attrae da secoli
viaggiatori, intellettuali ed artisti di tutte le nazionalità come
Boccaccio, Wagner e moltissimi altri.
Ravello, inizialmente residenza dei
patrizi romani, conobbe, analogamente ad Amalfi, il suo massimo splendore
fra il X ed il XIII secolo grazie all'intenso commercio marittimo ed alla
produzione di tessuti (lana e cotone). Il declino giunse sfortunatamente con
i normanni di Ruggero II e la loro dominazione, ma sopratutto con
l'invasione dei Pisani nel 1337 che tolse a tutta la Costiera l'indipendenza
politica ed economica.
Ravello racchiude una gemma
particolarmente preziosa: Villa Cimbrone, edificata intorno all'XI secolo, e
resa ancora più bella agli inizi del novecento da un gentiluomo inglese,
Lord Grimthorpe, con l'aiuto del ravellese Nicola Mansi. I giardini di
Cimbrone sono ancora oggi un raro esempio di grazia e amenità. La villa
insieme a Villa Rufolo ed altre strutture in paese, rappresenta alla
perfezione l'architettura tipica dei principali centri della Costiera
Amalfitana.
Con strutture ricettive di prima
categoria, la sua architettura, la buona cucina e molto altro Ravello vi
regalerà un'esperienza unica.
Praiano
IL vasto territorio comunale di Praiano occupa il tratto
di costiera amalfitana tra Positano e Conca dei Marini, ai due lati di Capo
Sottile. Il centro di Praiano si trova ad est del promontorio, situato a mezza
costa tra gli 80 e i 180 metri sul livello del mare, con le case sparse sul
tratto finale del pendìo che scende dai 1122 metri di Monte Tre Galli. Il nome
deriva dall'antico Pelagianum (mare aperto) trasformatosi nel Medioevo in
Plagianum e poi in italiano Praiano.
Ai tempi della Repubblica Amalfitana, Praiano fu scelta
come residenza estiva dai Dogi di Amalfi, a testimonianza di una vocazione di
questo paese per la villeggiatura rilassante e discreta, lontana dai flussi
turistici usuali e amata dalle elites. Nel periodo angioino fu eletta ad
Università (il nome che nel Sud indicava i comuni con parziale autonomia dal
potere centrale e propri organi di governo) per opera di Carlo I d'Angiò. In
passato era famosa per la sua produzione della seta e dei filati.
Al centro della parte alta del paese, in bella
posizione panoramica, si trova la chiesa principale di Praiano dedicata al santo
patrono del paese, San Luca Evangelista. Costruita nel 1588 al posto di una
precedente chiesa del 1123 e rifatta nel 1772, non presenta tuttavia alcuna
intemperanza barocca ma mostra uno stile sobrio e austero. La facciata di un
bianco immacolato si inserisce in perfetta armonia nell'ambiente mediterraneo
del paese. Notevoli il pavimento in cotto maiolicato di fine Settecento e alcuni
altari policromi, insieme al busto in argento di San Luca.
La parte bassa di Praiano si allunga verso la Marina di
Praia, l'unico punto di approdo della vecchia Plagianum, con la spiaggia scavata
tra due alte pareti di roccia, allo sbocco dell'aspro vallone di Praia. A
guardia della Marina si trova sul promontorio la Torre a Mare di origine
medievale, costruita per avvistare e dare l'allarme contro le invasioni
saracene. Oggi la Marina di Praia è un'apprezzata località balneare e con
brevi escursioni in barca è possibile visitare la costa nei dintorni, in
particolare le suggestive Grotte di Suppraiano e la Grotta dell'Africana.
Dall'altro lato di Capo Sottile, con splendida vista su
Positano e su tutta la parte finale della penisola e sull'isola di Capri, si
trova Vettica Maggiore, oggi frazione di Praiano ma in passato centro abitato
autonomo. Sorge attorno alla Chiesa di San Gennaro Vescovo e Martire, costruita
nel 1589 sopra i resti della precedente chiesa del XIII secolo sempre dedicata
al santo patrono di Vettica, famoso per essere anche il patrono della città di
Napoli. Sull'impianto rinascimentale di basilica a tre navate si alza una bella
cupola maiolicata in tradizionale stile amalfitano.
Poco distanti dal centro di Vettica Maggiore, scendendo
verso il mare, si trovano la Torre di Grado costruita dagli Spagnoli nel periodo
del Viceregno e la Spiaggia della Gavitella nella cala omonima, l'unica spiaggia
della costiera amalfitana illuminata dal sole fino al tramonto, per la sua
felice esposizione ad ovest con vista su Positano e Capri. Nei pressi della
Gavitella ci sono anche la Fontana dell'Altare, una piscina naturale ricavata
nell'antro di una grotta, e la Spiaggia delle Praie, raggiungibile solo via
mare.
Un aspetto particolare di Praiano sono le "edicole
votive", piccole cappelle in miniatura disseminate qua e là sul territorio
praianese come testimonianza della devozione religiosa popolare. Realizzate in
genere su mattonelle maiolicate oppure affrescate sugli intonaci, si trovano sui
muri di confine delle proprietà terriere o sui muri esterni delle case e sono
espressione delle antiche consuetudini sociali, per cui una famiglia al momento
dell'insediamento abitativo si affidava ad una immagine sacra sia per invocare
la protezione divina che per affermare la fondatezza del suo diritto al
mantenimento della proprietà.
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